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Formula 1

Scontro sulle partenze 2026: Ferrari blocca il cambio di procedura

Le nuove procedure di partenza fanno discutere: molti team chiedono una modifica invocando la questione della sicurezza, ma Ferrari non ci sta.

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Fred Vasseur a Baku (© Ferrari)
Fred Vasseur (© Scuderia Ferrari)

Dopo il caso motori e le polemiche sulla gestione dell’energia, un’altra questione fa discutere il paddock. Al centro del dibattito ci sono le nuove, complesse partenze, le cui procedure sono state rese più delicate dall’eliminazione della MGU-H e dalle restrizioni sull’uso della parte elettrica: prima dell’inizio del Mondiale F1 2026, alcuni team hanno chiesto di intervenire per motivi di sicurezza, ma Ferrari ha bloccato tutto.

F1, come cambiano le partenze nel 2026

La rimozione della MGU-H ha riportato in primo piano il turbo lag, un fenomeno caratterizzato da un ritardo nell’erogazione della potenza. Questo comportamento è causato dall’eliminazione dell’assistenza elettrica che in passato permetteva di mantenere il compressore in rotazione anche a farfalla chiusa. In aggiunta, il nuovo regolamento vieta l’utilizzo della MGU-K sotto i 50 km/h in partenza.

Il risultato è una procedura radicalmente diversa rispetto al passato. I piloti devono mantenere il motore a regimi elevati per circa 8-12 secondi prima dello spegnimento dei semafori, così da garantire che il turbo sia nella finestra ottimale al momento del rilascio della frizione. Una sequenza lunga, complessa ed estremamente sensibile ai millisecondi.

Diversi piloti hanno ammesso che la differenza tra una partenza perfetta e una disastrosa è minima. Il rischio non è semplicemente perdere qualche metro, ma restare praticamente fermi in griglia, con potenziali conseguenze a catena in un gruppo compatto di 22 vetture con meno carico aerodinamico in modalità “straight”. Non a caso, a Sakhir il tema sicurezza è diventato centrale nel paddock.

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Kimi Antonelli, Mercedes (© Mercedes-AMG F1)

L’appello dei team (e la risposta Ferrari)

The Race riporta che, secondo quanto emerso nelle discussioni interne alla F1 Commission, già la scorsa estate era stata avanzata una proposta per modificare la sequenza di partenza. L’idea era relativamente semplice: garantire un tempo minimo più lungo tra l’ultimo posizionamento in griglia e l’accensione dei semafori, così da consentire a tutti di portare il turbo nella finestra ideale senza fretta.

Un’alternativa riguardava la possibilità di consentire un utilizzo limitato della MGU-K sotto i 50 km/h per “riempire” eventuali buchi di erogazione. La proposta però non è passata.

A opporsi è stata la Ferrari, con il team principal Fred Vasseur che avrebbe sostenuto una linea molto chiara. Il problema era noto a tutti fin dalla fase di progettazione delle power unit 2026. Chi ha scelto concetti più penalizzanti in partenza doveva assumersene le conseguenze.

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Charles Leclerc, Ferrari SF-26 (© F1)

In altre parole, cambiare le regole ora significherebbe premiare chi non ha ottimizzato il proprio progetto per l’attuale sequenza di start. Una posizione più che legittima dal punto di vista competitivo: i team rivali stanno però facendo leva sull’aspetto dell’interesse collettivo.

McLaren protesta, Ferrari più pronta?

Tra le squadre più attive nel chiedere un intervento c’è la McLaren. Il team principal Andrea Stella ha parlato apertamente di “interesse superiore” rispetto alle logiche competitive, sottolineando come la combinazione di partenze complesse, possibili stalli e minore carico aerodinamico possa trasformarsi in una “ricetta per un disastro”.

Andrea Stella Team Principal della McLaren

Andrea Stella, Team Principal McLaren (© F1)

Il timore non è solo tecnico ma dinamico. Se uno o più piloti dovessero restare piantati allo spegnimento dei semafori, con vetture alle loro spalle già in accelerazione e con meno downforce disponibile, il rischio di tamponamenti multipli diventerebbe concreto. I problemi si sono già visti in Bahrain: durante le prove di partenza diverse vetture sono rimaste ferme in griglia, e l’Alpine di Colapinto è addirittura andata in testacoda.

Il sospetto nel paddock è che la Ferrari abbia progettato la propria power unit con un turbo meno penalizzante nella fase in cui sale di potenza, riducendo così la necessità di lunghi secondi di pre-revving.

Se così fosse, la posizione di Maranello avrebbe una logica tecnica ben precisa: aver accettato compromessi in altre aree per garantire partenze più lineari. Consentire ora una modifica della procedura significherebbe annullare quel vantaggio strategico.

L’argomento tornerà quasi certamente sul tavolo della F1 Commission, in attesa di trovare un accordo definitivo. A meno di tre settimane dall’inizio del Mondiale, è solo una delle tante questioni ancora non chiarite che accompagnano l’alba della nuova era.

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