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Matteo Nannini: dove eravamo rimasti? Ecco l’Enve Motorsports

Matteo Nannini, ad appena 22 anni, ha creato un team negli USA: ENVE Motorsports. Obiettivo? Arrivare in Indycar

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Matteo Nannini (© Enve Motorsport)
Matteo Nannini (© Enve Motorsports)

Una figura che negli ultimi anni era un po’ sparita dalla circolazione, ma che recentemente ha fatto nuovamente parlare di sé. Matteo Nannini, 22 anni si è lanciato l’anno scorso in un progetto molto importante: la creazione di un team, l’Enve Motorsports. Una realtà che ora sta definitivamente prendendo piede, con traguardi ambiziosi. Il padre di Matteo è cugino di primo grado dell’ex pilota di F1 Alessandro Nannini, vincitore del GP di Giappone 1989 con la Benetton.

La sua carriera da pilota

La carriera sportiva di Nannini cominciò nei kart nel lontano 2015, quando corse per il team di Fernando Alonso. Il più grande exploit arrivò nel 2019, con il successo in Formula 4. In quella stagione si aggiudicò 7 corse e sconfisse Joshua Durksen per 48 punti. Trovò meno fortuna in Formula 3, dove comunque riuscì ad ottenere un successo nella stagione 2021 a Budapest.

Dopo la disavventura del 2022 con il Team Strange Racing nell’ARCA Menards Series, avventura annunciata ufficialmente dalla squadra stessa, ma mai cominciata, Nannini tornò a correre a tempo pieno nel 2023. Lo fece nell’Indy NXT, anche se pure qui trovò subito difficoltà. A luglio il team annunciò infatti la separazione immediata dal pilota italo-argentino.

Il nuovo progetto di Nannini: Enve Motorsports

La creazione del team è avvenuta nel 2025, dallo stesso Nannini insieme ad un suo gruppo di amici e appassionati. La base del team è nell’esclusivo Thermal Club, resort motoristico che sorge in california.

Enve, che dà il nome al team, è in realtà Enve Composites, azienda costruttrice di biciclette da corsa, anche fornitrice di Tadej Pogacar con i propri cerchi ruota.

L’esordio nelle corse di Enve Motorsport è avvenuto lo scorso agosto, nel campionato USF 2000. Il pilota in pista fu L’obiettivo del 2026 è quello di arrivare a competere nuovamente in questo campionato con tre piloti.

Il primo pilota annunciato per la stagione imminente è Wesley Gundler. Dal sito di Enve Motorsport, si evince come il team di Matteo Nannini abbia riscontrato fin dai primi giri effettuati al Thermal Club il suo grande potenziale. Un esame molto importante che ha convinto la squadra della scelta fatta, le loro strade procederanno insieme verso lo stesso obiettivo.

Obiettivo? L’IndyCar

Nonostante la storia dell’Enve Motorsport sia solamente all’inizio, gli occhi sono già proiettati verso un orizzonte molto ambizioso. Come sottolineato anche nella presentazione presente sul sito ufficiale, l’obiettivo di Nannini e dei suoi collaboratori è quello di arrivare un giorno a correre in IndyCar. Sapendo che il lavoro da fare è molto, i ragazzi sono già all’opera per tornare in pista il prima possibile. In una recente intervista rilasciata a Desert Sun:

Matteo Nannini e l'Enve Motorsport

Matteo Nannini e l’Enve Motorsport (© Enve Motorsport)

«L’idea iniziale era di cominciare la stagione a marzo. Ma abbiamo cercato di affrettarci e di mettere insieme tutto per Portland (Portland International Raceway), per avere un assaggio di cosa aspettarci l’anno prossimo.  Spencer Hancock era alle prime armi, ma se l’è cavata bene. Si è migliorato costantemente. Nessun incidente e il maggior numero di giri possibile. Questo era l’obiettivo per la gara».

Nannini, tuttavia, era arrivato negli USA nel 2022 insieme al padre per inseguire ancora il suo sogno da pilota. La vita però è imprevedibile, e ha condotto il giovanissimo Matteo verso altre mete, seppur rimanendo sempre all’interno del mondo del motorspport: «Sono venuto qui e ho incontrato un altro ragazzo che in un certo senso sostiene la mia idea e il punto in cui siamo arrivati ​​ora».

Grandi spese per grandi sogni

Nannini e suo padre sono consapevoli che questa sfida sia molto dura. Una delle barriere principali, soprattutto per team emergenti come il loro, è quello dei costi. Soldi che servono non soltanto a costruire e mantenere le auto, ma anche a sostenere la partecipazione alle gare:

«Gli pneumatici, le quote di iscrizione. Abbiamo fatto Portland e la quota di iscrizione è stata di 10.000 dollari, solo per iscrivere la macchina. Poi ci sono le spese per i piloti, gli hotel, i voli. C’è molto da fare, un vero e proprio business. È costoso». Inoltre Nannini auspica a introdurre una cultura differente all’interno del mondo delle corse americane. Motivo per il quale, per ora, sta optando per contesti un po’ più di nicchia:

«Tutti sono a Indianapolis, o almeno il 90% di loro. E non voglio che le mie informazioni vengano condivise – ma ovviamente non è tutto –abbiamo optato per il Thermal anche perché c’è un bel clima. E poi ci sono le opportunità di networking. Qui conosco persone che non avrei mai incontrato altrove. Potenziali sponsor, partner, tifosi».

Il grande sogno di arrivare nell’IndyCar ha anche una tempistica ben precisa («Direi tre anni»). Per arrivarci serviranno sponsor importanti, reparto in cui Enve Motorsport e Nannini devono ancora lavorare molto. Ma Matteo è fiducioso e ha una specifica richiesta per i suoi futuri collaboratori: «Vorrei che le persone che sono con me fossero più coinvolte, così che possano venire, insieme ai loro clienti e dipendenti, e provare l’esperienza di guida di queste auto. Molte persone non lo fanno mai e non ne hanno mai l’occasione».

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