Formula 1
Come sono le monoposto di F1 2026? Le prime impressioni dei piloti
Meno carico, più potenza e monoposto più impegnative da guidare: i piloti promuovono il nuovo regolamento in attesa dei test del Bahrain.
Lo shakedown di Barcellona ha rappresentato il primo vero banco di prova per le monoposto di F1 2026, nate sotto un regolamento tecnico che ha cambia in modo profondo la filosofia progettuale, e di conseguenza l’approccio richiesto ai piloti. Le nuove vetture sono più corte, più strette e più leggere, con un carico aerodinamico ridotto e power unit profondamente riviste.
Il risultato, secondo le prime impressioni dei piloti, sono delle monoposto meno incollate all’asfalto e più sensibili agli input del pilota, con possibili effetti anche sullo spettacolo in pista. Mercoledì 11 febbraio andranno in scena i primi test ufficiali in Bahrain: vedremo se le prime impressioni troveranno conferme.
I piloti Ferrari sulle monoposto di F1 2026: «Più divertenti da guidare, dobbiamo adattarci»
In casa Ferrari, Lewis Hamilton ha parlato di una monoposto meno stabile aerodinamicamente ma più appagante dal punto di vista della guida: «Abbiamo molta meno downforce rispetto agli anni scorsi. Questa generazione di macchine è più divertente da guidare: è sovrasterzante, scivola, è nervosa, ma è più facile da controllare. Direi che è anche più piacevole».

Lewis Hamilton, Ferrari SF-26 (© Scuderia Ferrari)
Charles Leclerc ha inquadrato il 2026 come l’inizio di una nuova era tecnica e sportiva: «È un momento emozionante per la Formula 1. C’è così tanto cambiamento che dobbiamo adattarci come piloti e come squadre e cercare di massimizzare il nuovo pacchetto. La gestione dell’energia è molto più importante rispetto al passato».
Più potenza e meno carico
Il campione del mondo in carica Lando Norris ha promosso la nuova generazione di monoposto: «C’è più potenza e meno grip rispetto a prima. Questo significa che devi spingere di più, controllare la macchina e lottare con lei in certi momenti».
Il pilota McLaren ha anche spiegato come questi cambiamenti potrebbero favorire gare più movimentate: «Ci sarà più possibilità di attaccare grazie alla velocità extra. Ma chi attacca dovrà poi difendersi di più: questo creerà più caos, che è una buona notizia per lo spettacolo».

Lando Norris, McLaren MCL40 (© F1)
Il suo compagno di box Oscar Piastri si è soffermato sulle differenze di erogazione e di carico aerodinamico: «A piena potenza in uscita di curva hai molta più spinta di prima, ma meno downforce e meno impronta a terra perché le gomme sono più strette».
George Russell è rimasto colpito dall’impatto delle nuove power unit: «C’era molta attesa per questi nuovi motori. Per quello che ho visto finora, la quantità di potenza è impressionante. Guardando tutte le macchine in pista oggi, mi è sembrato il passaggio più veloce che abbia mai visto qui a Barcellona, ed è stato piuttosto entusiasmante».
Il pilota Mercedes ha aggiunto «Si sente che la macchina è più piccola. Si percepisce la riduzione di peso rispetto agli anni precedenti». Giudica il cambiamento «Un passo nella direzione giusta».
Kimi Antonelli ha sottolineato soprattutto il ritorno a una guida più pulita, senza gli effetti collaterali del porpoising: «È divertente da guidare. La macchina è più agile nei cambi di direzione e nelle curve lente, e non c’è più bouncing. Non devi girare così basso e hai più margine per lavorare sulle altezze da terra, quindi puoi giocare di più con l’assetto. È interessante anche per capire quali compromessi funzionano meglio».

Kimi Antonelli , Mercedes W17 (© Mercedes-AMG F1)
Il ritorno della “guida vera”?
Il primo bilancio del paddock è quindi chiaro: le F1 2026 sono meno “sui binari”, più nervose e impegnative da domare, con meno carico aerodinamico e più potenza da gestire.
Un ritorno a monoposto che richiedono più sensibilità e controllo, che potrebbe aumentare le differenze tra i piloti, moltiplicare le occasioni di errore e rendere le gare più imprevedibili. Inoltre la gestione dell’energia, come sottolineato da Leclerc, aggiungerà un’ulteriore variabile e chiave di lettura alle corsa.
Se le sensazioni emerse a Barcellona verranno confermate nei test e in gara, il 2026 potrebbe segnare l’inizio di una Formula 1 più umana, meno dipendente dall’aerodinamica estrema e più legata alla capacità di chi sta al volante.