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Formula 1

Non solo Trump e Maduro: quando il petrolio del Venezuela valeva un posto in Formula 1

Le tensioni geopolitiche attuali e l’arresto di Maduro riaccendono i riflettori sulle risorse di Caracas. Un viaggio nel decennio in cui i petrodollari di Chavez finanziavano la Williams, fino al crollo economico che costò il sedile a Maldonado nel 2016.

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Pastor Maldonado portato in trionfo dopo la vittoria al GP di Spagna 2012 con la Williams sponsorizzata PDVSA
Il trionfo di Pastor Maldonado al GP di Spagna 2012: l'apice del progetto sportivo venezuelano finanziato da PDVSA (© Williams F1 Team)

Nelle ore in cui lo scontro tra Stati Uniti e Venezuela torna a occupare le prime pagine di tutto il mondo, il Presidente USA Donald Trump ha citato il petrolio come una variabile decisiva. È da lì che si comprende perché la storia che lega Pastor Maldonado alla PDVSA non riguardi solo un pilota e il suo sponsor, ma un’intera stagione della politica venezuelana e della sua economia, che ha inciso direttamente sulla storia della Formula 1.

All’inizio degli anni Dieci, la compagnia statale divenne il motore finanziario di un progetto di visibilità internazionale voluto dal presidente Hugo Chávez. Il volto sportivo fu proprio quello del binomio tra Pastor Maldonado e PDVSA: talento reale, budget enorme e una vittoria che ancora oggi rappresenta un caso di studio sul rapporto tra geopolitica e motorsport.

Il progetto politico dietro i milioni del Venezuela

Nel 2010 il sostegno governativo al progetto era già esplicito. Il presidente Chávez confermò pubblicamente che il Venezuela avrebbe sostenuto il pilota attraverso la compagnia petrolifera di Stato. La Formula 1 venne scelta come vetrina globale, in un periodo in cui il prezzo del greggio garantiva risorse e ambizioni.

Pochi mesi dopo, l’accordo divenne ufficiale. La Williams annunciò la partnership, presentata a Caracas con un evento simbolico. Il messaggio era chiaro: con l’investimento su Pastor Maldonado, la PDVSA portava il Venezuela stabilmente nel Circus come finanziatore di primo piano.

Maldonado non era solo un pilota con budget. Era il rappresentante sportivo di una strategia statale che legava petrolio, immagine e soft power.

I numeri della sponsorizzazione di PDVSA a Pastor Maldonado: 45 milioni all’anno

Le cifre emersero rapidamente. Nel marzo 2012 The Guardian descrisse Maldonado come il pilota economicamente più “pesante” della griglia, stimando un valore di circa 45 milioni di sterline per Williams grazie al sostegno statale.

Nello stesso periodo circolarono documenti non ufficiali, riportati da GrandPrix247, che parlavano di fatture superiori ai 29 milioni di sterline, con importi destinati a crescere fino al 2015. Una ricostruzione che alimentò anche il dibattito politico interno in Venezuela.

In Spagna, El Confidencial definì quello tra Pastor Maldonado e PDVSA uno dei patrocini più alti dell’intera Formula 1, arrivando a stimare un investimento complessivo di decine di milioni di euro lungo più stagioni.

Pastor Maldonado sulla Williams-Renault sponsorizzata PDVSA

Pastor Maldonado sulla Williams-Renault sponsorizzata PDVSA (© Williams F1 Team)

Barcellona 2012: la vittoria che legittimò l’investimento

Il 13 maggio 2012 rappresentò l’apice. Maldonado conquistò la pole position e vinse il Gran Premio di Spagna, battendo la Ferrari di Fernando Alonso. Fu l’ultima vittoria Williams in Formula 1.

In quel weekend il risultato sportivo fu netto. Strategia corretta, ritmo solido, gestione della pressione. Il progetto politico trovò la sua certificazione in pista. La narrazione del “solo pilota pagante” non bastava più. Maldonado dimostrò di poter vincere, anche se la sua carriera sarebbe restata segnata da discontinuità e incidenti.

I festeggiamenti di Maldonado con tutto il team Williams

I festeggiamenti di Maldonado con tutto il team Williams (© Williams F1 Team)

Il 2016: Renault scarica Pastor Maldonado per i mancati pagamenti della PDVSA

Nel 2014 Maldonado passò alla Lotus, portando con sé il sostegno economico venezuelano. Ma il contesto era cambiato. Il Venezuela entrò in una fase di crisi profonda, il prezzo del petrolio crollò e la liquidità iniziò a mancare.

Alla fine del 2015 la Renault rilevò la Lotus per tornare ufficialmente in Formula 1. La priorità divenne la stabilità economica, per risollevare una scuderia sull’orlo del fallimento. Nel febbraio 2016 arrivò la decisione brutale: Renault interruppe il rapporto con Pastor Maldonado poiché la PDVSA non inviò i bonifici promessi da Caracas.

Il sedile venne assegnato a Kevin Magnussen, mentre il pilota venezuelano annunciò pubblicamente la sua uscita dalla Formula 1. La notizia fu confermata anche dalla stampa statunitense: la crisi economica del Venezuela colpì direttamente la carriera dell’unico pilota del Paese in F1.

Maldonado ai tempi della Lotus

Maldonado ai tempi della Lotus (© F1)

Che cosa resta oggi di quella storia

La parabola è utile per leggere il presente. Ogni volta che la politica internazionale torna a parlare di Venezuela, riemerge lo stesso nodo: petrolio, controllo delle risorse, sanzioni e liquidità.

In Formula 1, quelle dinamiche hanno già deciso carriere e sedili. Maldonado ha vinto un Gran Premio e ha portato il Venezuela sul gradino più alto del podio. Ma il suo percorso dimostra anche quanto sia fragile un progetto sportivo quando dipende da una catena finanziaria statale.


Domande frequenti

Perché Pastor Maldonado ha lasciato la Formula 1?
Maldonado perse il sedile nel 2016 perché PDVSA non riuscì a onorare i pagamenti richiesti da Renault a causa della crisi venezuelana, portando il team a scegliere Kevin Magnussen.

Quanto valeva la sponsorizzazione PDVSA in Williams?
Secondo The Guardian e documenti dell’epoca, l’accordo tra Pastor Maldonado e PDVSA portava a Williams un valore stimato intorno ai 45 milioni di sterline annui.

Il progetto Maldonado era solo sportivo?
No. Era anche un progetto politico di visibilità internazionale (“Soft Power”) promosso dal governo venezuelano di Hugo Chávez attraverso l’azienda petrolifera di stato.

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