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Formula 1

McLaren, strategia da incubo in Qatar: le Papaya Rules rischiano di costare il Mondiale piloti

Lo snodo cruciale del GP del Qatar è stata la Safety Car al giro 7: McLaren si è complicata la vita, regalando a Verstappen una vittoria che tiene apertissimo il Mondiale

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Lando Norris, Zak Brown e Oscar Piastri (© McLaren F1)

Ogni volta che Max Verstappen sembra avere le spalle al muro, trova il modo di reagire e ribaltare le carte in tavola. La vittoria di oggi nel GP del Qatar lo avvicina come non mai alla testa della classifica, complice una pessima strategia della McLaren, frutto dell’estremizzazione delle famigerate “Papaya Rules“, che ha obbligato Oscar Piastri e Lando Norris a inseguire l’olandese.

Piastri ha limitato i danni chiudendo in P2. Norris è andata peggio: non è riuscito a superare la Williams di Carlos Sainz e ha concluso ai piedi del podio. L’inglese è comunque ancora saldamente in testa alla classifica piloti, ma Verstappen ha ridotto il gap a soli 12 punti in vista di Abu Dhabi.

Regalo McLaren in Qatar: Verstappen ringrazia e vince

L’entrata in pista della Safety Car al giro 7 ha colto impreparata McLaren. Oscar Piastri, in quel momento leader, e Lando Norris, 3°, sono stati gli unici piloti a non tornare ai box. In questo modo non hanno smarcato una delle due soste obbligatorie.

L’olandese si è quindi trovato subito alle spalle delle due McLaren con un pit stop di vantaggio. Dopo aver effettuato i due pit stop, Piastri e Norris si sono trovati nella condizione di dover inseguire Verstappen.

La rincorsa è stata impossibile: la RB21 ha mostrato un buon passo e Max ha vinto in scioltezza, permettendosi il lusso di gestire nel finale. Il GP del Qatar, che sembrava destinato a essere dominato da McLaren, è stata così vinto dal rivale numero uno a causa di una pessima scelta di strategia.

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Max Verstappen sul podio di Lusail (© Red Bull Content Pool)

GP Qatar, McLaren è stata poco reattiva nella scelta della strategia

Sicuramente si trattava di una situazione scomoda per McLaren, che a differenza di Red Bull aveva tutto da perdere. Però è anche vero che il team avrebbe potuto e dovuto prepararsi ad ogni scenario possibile prima della gara, soprattutto in virtù del limite massimo di 25 giri per set di gomme.

La decisione di lasciare entrambi i piloti in pista è difficile da giustificare. In particolare fa storcere il naso la scelta di non chiamare ai box Norris. L’inglese era alle spalle di Verstappen, e copiare la sua strategia sarebbe stata l’opzione più logica.

Al contrario Hannah Schmitz, stratega di Red Bull, non si è fatta trovare impreparata. Ai microfoni di Viaplay ha spiegato che il team si era preparato alla perfezione per affrontare l’eventualità che poi si è presentata: «Quello era il piano, richiamare entrambe le auto se la Safety Car fosse entrata al giro 7».

«Sapendo di dover fare due soste, poterne fare una in regime di Safety Car è un vantaggio così grande che per noi era chiaro farlo. E credo che molti team in pit lane la pensassero allo stesso modo. Ma al giro di rientro abbiamo sentito che la McLaren sarebbe rimasta fuori. Tutti dicevano: ‘Siete sicuri? Siete sicuri di voler fare la sosta?’ E io ho risposto: ‘Sì, assolutamente‘», ha concluso.

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Hannah Schimtz è salita sul podio al termine della gara (© Red Bull Content Pool)

Semplice errore di valutazione o Papaya Rules?

Forse McLaren era convinta della propria superiorità, e sperava che al restart Piastri e Norris avrebbero creato un margine di vantaggio tale da consentirgli di fermarsi e rimanere davanti a Verstappen. Così non è stato, anche per via del passo avanti fatto da Red Bull tra la Sprint e la gara di oggi.

L’impressione però è che, pur di non favorire uno dei due piloti, il muretto abbia deciso di metterli entrambi sulla stessa strategia, che si è poi rivelata essere la peggiore. Sarebbe pienamente in linea con la filosofia delle Papaya Rules adottata da McLaren nelle ultime due stagioni. Lo stesso concetto è stato ribadito nelle scorse settimane da Zak Brown, CEO del team.

«Se Verstappen sarà campione alla fine dell’anno, per noi la cosa importante è poter dire di aver fatto del nostro meglio e di aver fatto del nostro meglio secondo il nostro modo di gareggiare», ha spiegato l’americano al podcast Beyond the Grid di Formula 1.

«Preferisco dire ‘Abbiamo fatto del nostro meglio’, e i nostri piloti sono a pari punti, e l’altro ci ha battuto di un punto, piuttosto che l’alternativa, ovvero dire a uno dei nostri piloti, quando sono distanti un punto l’uno dall’altro, ‘So che sogni di vincere il Mondiale, ma abbiamo lanciato una monetina e quest’anno non ci riuscirai’. Scordatevelo, non è così che corriamo», ha aggiunto.

Zak Brown tra Lando Norris e Oscar Piastri sul podio di Montecarlo

Zak Brown tra Lando Norris e Oscar Piastri sul podio di Montecarlo (© McLaren)

Si decide tutto ad Abu Dhabi: McLaren rischia un fiasco storico

Le parole di Brown erano arrivate soprattutto in risposta alle accuse di favoritismi nei confronti di Norris, accese dallo scambio di posizioni di Monza. Prima della doppia squalifica di Las Vegas però, la minaccia Verstappen sembrava remota: ora, dopo il disastro strategico di Lusail, è più che mai concreta.

Quindi, al di là della chiamata sbagliata, potrebbe finire per essere l’indecisione nello scegliere un cavallo vincente a costare caro a McLaren. Verstappen ha superato Piastri in classifica piloti ed è a -12 dal leader Norris: si deciderà tutto ad Abu Dhabi. L’inglese resta il netto favorito, ma Verstappen, dato per spacciato in diverse occasioni, è il peggior pilota da avere alle spalle in una situazione del genere.

Resta inoltre da capire fino a che punto si spingeranno le regole interne al team. Se Norris ne avrà bisogno a Yas Marina, il muretto chiederà a Piastri di cedergli la posizione? Non solo: l’australiano, che da leader del Mondiale obbedì agli ordini di scuderia, acconsentirà, aiutando Lando a vincere il titolo e rinunciando a lottare fino alla bandiera a scacchi?

A detta di Zak Brown anche la peggiore delle ipotesi, con Max campione davanti ai suoi piloti, lascerebbe soddisfatto il team, rimasto fedele alla propria filosofia. Tuttavia, con una MCL39 così forte e a tratti assolutamente dominante, perdere il Mondiale piloti (che manca dal 2008) sarebbe un fiasco clamoroso per McLaren.

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