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MotoGP | GP Barcellona 2026: Quando lo spettacolo supera l’umanità. Giusta la terza ripartenza?
Dopo i gravissimi incidenti di Alex Marquez e Johann Zarco, il GP di Barcellona 2026 riaccende il dibattito. Le reazioni dei piloti sono unanimi: da Acosta a Bagnaia, fino al vincitore Di Giannantonio, il paddock s’interroga se il dogma “The Show Must Go On” sia adeguato.
Il Gran Premio di Barcellona ci ha lasciato ancora una volta che forse lo spettacolo stia andando oltre l’aspetto sportivo e umano nel motorsport. La terza ripartenza in Catalogna era davvero necessaria? La scelta di correre dopo i due incidenti di Alex Marquez e Johann Zarco è stata contestata, anche da parte dei piloti stessi, che dopo la gara non hanno parlato di prestazioni, ma di umanità, quella che forse sta iniziando a venire sempre meno.
La dinamica dell’incidente di Alex Marquez e la prima bandiera rossa
Mancavano 14 giri alla fine del Gran Premio di Barcellona di MotoGP ed Acosta era leader, davanti ad un Alex Marquez sempre più vicino. Sul rettilineo che porta alla curva 10 la gomma posteriore della KTM è esplosa, causando un rallentamento improvviso di Pedro. Il pilota Gresini, in scia, ha evitato l’impatto, sfiorando la moto del rivale.
Purtroppo i riflessi di A. Marquez non sono bastati e il pilota spagnolo, ormai in balia della sua GP26 è finito sull’erba ad una velocità troppo elevata. La moto si è impuntata e ha lanciato il pilota che è rotolato a lato pista, sfiorando il muro e sbattendo più volte collo e spalle.
Bandiera rossa per fermare la gara e permettere ai soccorsi e all’ambulanza di entrare in pista e aiutare il pilota Gresini, portato prima al centro medico, cosciente e poi all’ospedale. Poco dopo la pit lane riapre e si riparte per gli ultimi 13 giri da completare.
Seconda ripartenza e il dramma di Johann Zarco
Dopo la ripartenza la gara non supera il primo giro. Alla prima curva Zarco perde la moto in staccata e cade travolgendo Marini e Bagnaia e nella carambola resta incastrato con la gamba sinistra nella parte posteriore della moto di Pecco. Il francese rotola con la Ducati, per poi fermarsi nella ghiaia.
Dalle reazioni di Bagnaia e Marini la situazione sembra essere subito seria, con Zarco bloccato con la gamba, apparsa in condizioni preoccupanti. Finiti i soccorsi, si riparte. Come se nulla fosse i piloti sono chiamati a rimettersi il casco, abbassare la visiera e ripartire e anche chi ha assistito da vicino agli incidenti dei colleghi, può ripartire, risalire sulla seconda moto e riprendere la gara.
Le voci dal paddock: “La salute prima dello spettacolo”
Intanto Alex Marquez e Johann Zarco erano in ospedale, mentre tutti aspettavano notizie rassicuranti. Alla fine ha vinto Di Giannantonio, ma dopo il traguardo i festeggiamenti trattenuti, i volti scuri dei piloti e le dichiarazioni hanno preso il sopravvento.
«Quando succede qualcosa come oggi, è brutto fare finta di niente e tornare in pista come se nulla fosse. Capisco che si debba ripartire dopo una bandiera rossa, ma dopo la seconda… Non sono molto d’accordo sul fatto di dover tornare a correre dopo due bandiere rosse. Credo che la salute delle persone venga prima dello spettacolo», le parole di Pedro Acosta a fine gara.
A cui si sono unite anche quelle di Bagnaia e Marini, i primi a soccorrere Zarco. «Nessuno obbliga nessuno, se tu non vuoi partire, non parti», ha detto “Pecco”. «Ognuno prende le sue decisioni, ma ovviamente sei pagato un sacco di soldi e ci sono un sacco di sponsor. Non dico che tu sia obbligato, ma è giusto rispettare il tuo lavoro. In una situazione come oggi, la terza partenza è stata forzata, ma fino a lì direi che si parte».
Luca Marini, HRC Racing Team (© HRC)
«Sappiamo che il motorsport è molto pericoloso, che le moto sono molto pericolose», ha affermato il pilota Honda. «Abbiamo il massimo rispetto l’uno per l’altro e non vogliamo mai che succeda niente di grave. La salute e la sicurezza vengono prima di tutto. Però sappiamo anche quanto sia importante lo sport per tutti gli appassionati. Alla fine qual è l’altra soluzione? Aspettare di più? La gara bisogna correrla».
Riflessioni sul rischio: il parere di Jorge Martin e Di Giannantonio
Altre parole sono arrivate dalla voce di chi ha vinto, Fabio Di Giannantonio e chi ha passato sulla sua pelle esperienze simili Jorge Martin.
«Dicono che lo spettacolo debba sempre continuare, ma io credo che ci sia un momento in cui bisogna iniziare a pensare alla componente umana». Ha spiegato il campione del mondo 2024. «Non so fino a che punto fosse necessario continuare a cercare quel rischio. Io sono un subordinato, faccio quello che mi dicono, ma bisogna riflettere e pensare fino a che punto valga la pena rischiare la vita in questo modo. Io posso affrontarlo mentalmente, ma altri no».
Jorge Martin, Aprilia Racing Team (© Red Bull Content Pool)
Il vincitore della Gara, Fabio Di Giannantonio ha invece raccontato gli attimi di paura in cui si è visto arrivare contro i detriti della moto di Alex Marquez: «Ho visto Alex finire nell’erba e la sua Ducati è esplosa in tantissimi pezzi. Alcuni detriti mi avevano già colpito prima e, istintivamente, mi sono nascosto nella moto, anche se sapevo che non sarebbe stata una grande protezione. Ho visto delle macchie arrivare e io ho proprio chiuso gli occhi».
«Quando il motosport ti mette davanti a tutti i pericoli, possiamo solo dire di essere stati molto fortunati. La caduta di Alex è stata spaventosa, sinceramente. Sapere che più o meno ne siamo usciti tutti ok è stato veramente un gran giorno per il motosport e vale più della mia vittoria».
Quando “The Show Must Go On” non basta più
Quello di ieri non è stato certo un Gran Premio facile, per nessuno. Forse però è arrivato il momento di riflettere e capire che non sempre “The show must go on” è l’approccio giusto, solo perché si sta correndo una gara. I gesti eroici di tanti piloti a volte ci fanno dimenticare che sotto il casco ci sono ragazzi che rischiano la vita ogni volta che il semaforo si accende.
E forse è proprio per questo che a volte mettere da parte il valore economico e sportivo e mettere in primo piano l’umanità, non è la scelta sbagliata.