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Perché alla 500 Miglia di Indianapolis si beve il latte (e le scelte dei piloti per il 2026)
Il trionfo alla 500 Miglia di Indianapolis si festeggia con una bottiglia di latte ghiacciato. Una tradizione nata per caso nel 1936, interrotta dall’acqua e “tradita” dal succo d’arancia, che vive ancora oggi.
Alla Indy 500, conosciuta anche come 500 Miglia di Indianapolis, dopo aver percorso 500 massacranti miglia a velocità folli, il vincitore festeggia bevendo da una bottiglia di vetro piena di latte ghiacciato, e sarà così anche nel 2026.
Una tradizione che, come spesso accade per i riti più amati dal pubblico, è nata quasi per caso, per poi evolversi e istituzionalizzarsi fino a diventare sacra. Ma da dove è nato tutto? E sapevate che i piloti possono scegliere il tipo di latte da bere in caso di vittoria?
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Il consiglio della mamma e il “debutto” del latticello
Le origini di questa usanza risalgono al 1936. Al termine della gara, il pilota Louis Meyer parcheggiò la sua vettura numero 8 in Victory Circle, esausto ma felice: era appena diventato il primo uomo nella storia a vincere la corsa per tre volte. Meyer aveva un’abitudine che si portava dietro fin da bambino: la madre gli aveva sempre detto che, nelle giornate calde, niente rinfrescava più del latticello (buttermilk).
Così, Meyer chiese che gli venisse portata una bottiglia della sua bevanda preferita. La scena di lui, con il volto sporco di grasso, che alzava tre dita al cielo con la mano destra e teneva una bottiglia di latticello con la sinistra, fu immortalata dalle telecamere del Movietone News, un celebre cinegiornale dell’epoca. Senza saperlo, quel cameraman aveva appena registrato uno dei momenti più significativi della storia della corsa.
La pausa con l'”Acqua di Wilbur” e il ritorno in grande stile
Un dirigente dell’industria casearia vide quel filmato e, intuendone il potenziale, fece in modo che dal 1938 al 1941 (e poi nel 1946, dopo la pausa per la Seconda Guerra Mondiale), il latte fosse sempre presente all’arrivo. Tuttavia, la tradizione subì una brusca interruzione. Dal 1947 al 1954, il leggendario Wilbur Shaw – all’epoca presidente del circuito e anch’egli tre volte vincitore – decise di cambiare rito, offrendo ai trionfatori acqua fredda servita in un calice d’argento con l’incisione “Water from Wilbur”.
Shaw morì tragicamente in un incidente aereo nell’ottobre del 1954. L’usanza dell’acqua resistette ancora per un po’, ma nel 1956 l’industria lattiero-casearia americana fece il suo ritorno, mettendo sul piatto un premio in denaro: 400 dollari al pilota vincitore che avesse bevuto latte, più 50 dollari al suo capomeccanico. Il premio andò a Pat Flaherty e, da quel momento, il latte è diventato il simbolo ufficiale e indiscusso della vittoria a Indianapolis.
Il “sacrilegio” del succo d’arancia
A Indianapolis le tradizioni non si toccano. L’unica clamorosa eccezione dell’era moderna risale al 1993, quando a trionfare fu l’ex campione del mondo di Formula 1 Emerson Fittipaldi. Il brasiliano, che possedeva vaste piantagioni di agrumi in patria, decise di promuovere la sua attività e in Victory Lane scelse di bere del succo d’arancia.
Il gesto fu percepito come un vero e proprio affronto: Fittipaldi venne sonoramente fischiato dai puristi del catino dell’Indiana, e l’Associazione dei produttori di latte protestò ufficialmente. Nonostante il pilota avesse poi bevuto un sorso di latte per rimediare, l’incidente diplomatico lasciò il segno. Da quel giorno, nessun pilota ha più osato sfidare la tradizione del latte.
Emerson Fittipaldi con il succo d’arancia nel 1993 (© Facebook NTT Indycar Series)
Come funziona oggi: la figura del “Rookie”
La fornitura del latte non è affidata al caso. Ogni anno, a rappresentare l’American Dairy Association Indiana nel Victory Circle, ci sono due allevatori locali. Uno di loro, il “veterano”, ha l’onore di consegnare la bottiglia ghiacciata al pilota vincitore.
Il secondo allevatore, chiamato goliardicamente “rookie” (debuttante), ha il compito di consegnare le bottiglie al capo meccanico e al proprietario del team, e nel frattempo prende appunti, perché l’anno successivo toccherà a lui fare la consegna principale al pilota.
Oggi il latticello non è più un’opzione disponibile, anche se ogni anno qualche pilota lo richiede per omaggiare Louis Meyer. Le scelte possibili sono solo tre: Latte Intero (Whole), Parzialmente Scremato al 2% (2%) o Scremato (Skim). Tutti i 33 piloti qualificati devono dichiarare la loro preferenza prima della gara. Possono anche non esprimere alcuna preferenza, lasciando la scelta agli allevatori dell’Indiana.
Mick Schumacher munge una mucca: fa parte delle tradizioni della Indy 500 (© indycar.com)
Le scelte del latte per l’Indy 500 del 2026
Per l’edizione 2026 della Indy 500, la numero 110, le preferenze sul latte parlano chiaro: il latte intero vince a mani basse con 25 preferenze (tra cui quelle di Alex Palou, Pato O’Ward, Will Power e Marcus Ericsson). Sette piloti, tra cui il quattro volte vincitore Helio Castroneves, hanno optato per il latte parzialmente scremato al 2%. L’unico a essersi distinto, preferendo il latte scremato, è l’ex F1 Romain Grosjean.
Ecco la tabella completa con tutte le scelte ufficiali di latte comunicate dai piloti per l’Indy 500 del 2026:
| N. Auto | Pilota | Scelta del Latte | Città / Nazione |
|---|---|---|---|
| #2 | Josef Newgarden | Intero (Whole) | Nashville, Tennessee (USA) |
| #3 | Scott McLaughlin | Intero (Whole) | Christchurch, Nuova Zelanda |
| #4 | Caio Collet | Intero (Whole) | San Paolo, Brasile |
| #5 | Pato O’Ward | Parz. Scremato (2%) | Monterrey, Messico |
| #06 | Helio Castroneves | Parz. Scremato (2%) | San Paolo, Brasile |
| #6 | Nolan Siegel | Parz. Scremato (2%) | Palo Alto, California (USA) |
| #7 | Christian Lundgaard | Parz. Scremato (2%) | Hedensted, Danimarca |
| #8 | Kyffin Simpson | Intero (Whole) | Grand Cayman, Isole Cayman |
| #9 | Scott Dixon | Intero (Whole) | Auckland, Nuova Zelanda |
| #10 | Alex Palou | Intero (Whole) | Barcellona, Spagna |
| #11 | Katherine Legge | Intero (Whole) | Guildford, Inghilterra |
| #12 | David Malukas | Intero (Whole) | Chicago, Illinois (USA) |
| #14 | Santino Ferrucci | Intero (Whole) | Woodbury, Connecticut (USA) |
| #15 | Graham Rahal | Parz. Scremato (2%) | New Albany, Ohio (USA) |
| #18 | Romain Grosjean | Scremato (Skim) | Ginevra, Svizzera |
| #19 | Dennis Hauger | Intero (Whole) | Aurskog, Norvegia |
| #20 | Alexander Rossi | Intero (Whole) | Nevada City, California (USA) |
| #21 | Christian Rasmussen | Intero (Whole) | Copenaghen, Danimarca |
| #23 | Conor Daly | Intero (Whole) | Noblesville, Indiana (USA) |
| #24 | Jack Harvey | Intero (Whole) | Bassingham, Inghilterra |
| #26 | Will Power | Intero (Whole) | Toowoomba, Australia |
| #27 | Kyle Kirkwood | Intero (Whole) | Jupiter, Florida (USA) |
| #28 | Marcus Ericsson | Intero (Whole) | Kumla, Svezia |
| #31 | Ryan Hunter-Reay | Parz. Scremato (2%) | Fort Lauderdale, Florida (USA) |
| #33 | Ed Carpenter | Intero (Whole) | Indianapolis, Indiana (USA) |
| #45 | Louis Foster | Intero (Whole) | Odiham, Inghilterra |
| #47 | Mick Schumacher | Intero (Whole) | Gland, Svizzera |
| #51 | Jacob Abel | Intero (Whole) | Louisville, Kentucky (USA) |
| #60 | Felix Rosenqvist | Intero (Whole) | Varnamo, Svezia |
| #66 | Marcus Armstrong | Intero (Whole) | Christchurch, Nuova Zelanda |
| #75 | Takuma Sato | Parz. Scremato (2%) | Tokyo, Giappone |
| #76 | Rinus VeeKay | Intero (Whole) | Hoofddorp, Paesi Bassi |
| #77 | Sting Ray Robb | Intero (Whole) | Payette, Idaho (USA) |