Dakar
L’appello di Gioele Meoni, a 21 anni dalla morte del padre Fabrizio
Gioele Meoni, figlio dell’indimenticabile Fabrizio, ha ricordato l’episodio occorso a suo padre 21 anni fa per mandare un chiaro messaggio in tema di sicurezza sui percorsi.
L’11 gennaio 2005, un grave incidente scosse il mondo della Dakar e lo cambiò profondamente. Fabrizio Meoni morì tragicamente dopo un brutto incidente durante una tappa tra Atar e Kiffa, successivamente alla rottura del collo. A 21 anni di distanza da quel tragico giorno, il figlio Gioele Meoni, ha lanciato un appello sui social, collegandosi ad un altro paradossale episodio avvenuto quel giorno.
L’assurda penalità al soccorritore
La riflessione condivisa da Gioele non è stata pubblicata semplicemente per onorare la memoria del defunto padre. È stato un qualcosa di più profondo, una critica ad un sistema che in parte è cambiato, dopo quell’episodio, ma che ha ancora margine per diventare più efficiente. Gioele ha colto l’occasione per ricordare che la sicurezza e la tempestività dei soccorsi, in casi di questo genere, può essere decisiva, Cosa che paradossalmente all’epoca fu punita:
«David Fretignè fu penalizzato per aver soccorso mio padre. Si fermò per troppo tempo, anche dopo l’arrivo dei soccorsi e prese una penalità di 28 minuti». Una situazione quasi surreale, a ripensarci oggi. Fretignè fece tutto in buona fede, cercando di aiutare come poteva Fabrizio e i soccorritori. Ma per il rigido regolamento dell’epoca, la sua mossa non fu ben accetta.
A 21 anni dalla morte di Fabrizio Meoni, qualche lacuna c’è
Proseguendo nel suo videomessaggio, Gioele Meoni ha sottolineato i passi in avanti che ancora vanno fatti in tema di sicurezza. Se è vero che adesso i piloti sono caldamente invitati a soccorrere i loro colleghi, la stessa cosa non accade con gli addetti ai lavori. Ancora oggi infatti giornalisti, cameraman e altre persone presenti sui tracciati non sono chiamati a segnalare problemi sui percorsi. O soccorrere atleti che cadono e si fanno male:
Le moto in azione alla Dakar 2025 (© Dakar)
«A distanza di anni, se un accreditato lungo il percorso vede un incidente e una conseguente situazione di pericolo per chi segue, anzi, si dice che non deve intralciare lo svolgimento della gara». Lo spunto di questa riflessione arriva da un fatto accaduto durante la Tappa 3 Moto di quest’anno. In un punto della pista, davanti ad un fotografo, diversi piloti sono pericolosamente caduti impattando sullo stesso sasso.
Tra i piloti coinvolti anche Schareina, il video della sua caduta è stato riportato anche dai canali ufficiali della Dakar. Un fatto molto pericoloso che, se qualcuno fosse intervenuto prontamente, si sarebbe risolto in maniera molto più agevole. Senza far rischiare rovinose cadute a diversi concorrenti.
Il bel messaggio per il padre
«E se stasera guardando il cielo vedrete una stella che brilla, magari mandategli un saluto e fategli una preghierina. Ciao babbo, son passati ventun anni, ma sembra ieri. Viva la Dakar». Dopo la critica all’organizzazione per il livello di sicurezza attualmente in vigore, non poteva mancare la dedica al padre. Negli ultimi secondi del suo video, Gioele Meoni ha speso queste parole strappalacrime.
Fabrizio Meoni si aggiudicò per due volte questa corsa: nel 2001 e nel 2002. Inoltre, tra fine anni ’90 e inizio anni 2000, conquistò la vittoria in molte altre competizioni. Un Rally Incas, un Desert Cannonball, quattro Rally d’Egitto, quattro Rally di Tunisia e un Rally di Dubai. La sua figura era, ed è tutt’ora, tra quelle di spicco nel mondo del Rally. A Castiglion Fiorentino, suo paese d’origine, è presente anche una statua in suo onore.