Formula 1
F1 | Cadillac, Herta al volante nelle FP1 in Messico per ottenere la Superlicenza FIA. Sostituirà Bottas nel 2027?
Il pilota americano potrebbe raggiungere i punti richiesti per ottenere la Superlicenza, diventando eleggibile per un sedile nel 2027. C’è qualche dubbio però sul suo effettivo bottino di punti.
Il fine settimana del Gran Premio del Messico potrebbe rivelarsi la tappa decisiva per le ambizioni in Formula 1 di Colton Herta e per i piani futuri della Cadillac. Durante la prima sessione di prove libere (FP1), il pilota statunitense tornerà al volante della monoposto americana prendendo il posto di Valtteri Bottas per la sua quinta apparizione stagionale. Se riuscirà a completare regolarmente la soglia dei 100 chilometri (almeno 24 giri del tracciato di Città del Messico) con la Cadillac MAC-26, Herta conquisterà il punto decisivo per raggiungere la quota fatidica di 40 punti sulla Superlicenza FIA, ottenendo così l’idoneità ufficiale per correre da titolare in F1 nel 2027.
Nel paddock di Austin, il CEO di Cadillac F1 Dan Towriss ha ammesso senza mezzi termini che le recenti prestazioni di Bottas non sono state all’altezza delle aspettative, confermando che il finnico potrebbe rischiare il sedile per il 2027 a favore del talentuoso californiano, nonostante un contratto teoricamente già in essere.
Cadillac, Herta può ottenere la Superlicenza in Messico?
La questione che sta facendo discutere gli addetti ai lavori riguarda il conteggio esatto dei punti accumulati dal pilota americano. Secondo stime indipendenti, Herta si troverebbe attualmente a quota 38 punti: 1 punto ottenuto con il 10° posto in IndyCar nel 2023, 30 punti per il 2° posto del 2024 e 4 punti per il 7° posto del 2025, a cui si sommano i 3 punti complessivi conquistati nelle FP1 di Barcellona, Ungheria e Austin nel 2026. La sessione di Monza è infatti andata a vuoto a causa di un guasto idraulico che gli ha impedito di andare persino vicino alla soglia dei 100 km, escludendo qualsiasi possibilità di vedersi riconosciuto quel punto.
Tuttavia, come riportato da RacingNews365 durante il weekend texano, Towriss ha ribadito con fermezza che per Cadillac il proprio pilota si trovi in realtà già a quota 39 punti. Un’affermazione che lascia perplessi gli esperti, dato che le strade tradizionali per spiegare questo punto extra sembrano tutte vicoli ciechi:
- Niente bonus condotta in F2: La norma che assegna 2 punti aggiuntivi a chi completa un campionato FIA senza ricevere sanzioni non è applicabile. In questa stagione di F2, Herta ha infatti subito 2 punti di penalità sulla patente a Monaco per aver effettuato un sorpasso in regime di Virtual Safety Car.
- L’ipotesi tie-breaker nel 2025: Una remota spiegazione potrebbe risiedere nel campionato IndyCar 2025, dove Herta ha chiuso al 7° posto a pari punti (372) con Felix Rosenqvist. Cadillac potrebbe tentare di argomentare che le discriminanti per la posizione in classifica siano state applicate in modo errato, ma si tratterebbe di una contestazione complessa e senza precedenti.
- Test TPC privati: L’eventuale svolgimento di test con vetture di stagioni precedenti (che offrono 1 punto ogni 100 km) resta un’altra via teorica, ma Cadillac non ha monoposto storiche e di eventuali sessioni svolte con altri costruttori non si è avuta la minima traccia.
Senza una spiegazione pubblica da parte della FIA o del team, il motivo per cui Cadillac sia così sicura che il proprio pilota sia già a quota 39 resta un autentico rebus.
Colton Herta (© CadillacF1Team.com)
Merito sportivo o mossa commerciale? I dubbi sul debutto di Herta in Formula 1
Se dal punto di vista contrattuale e regolamentare la strada appare tracciata, la mossa della Cadillac solleva diversi interrogativi sul piano squisitamente sportivo. Se da un lato l’insoddisfazione di Dan Towriss verso le prestazioni sottotono di Bottas appare giustificata, dall’altro l’impatto di Herta nel circus non è stato finora memorabile. La sua stagione d’esordio in Formula 2 si sta rivelando avara di soddisfazioni e costellata di difficoltà, e anche nelle sessioni di FP1 disputate finora l’americano non ha mai fatto registrare tempi strabilianti.
Va detto che solo la Cadillac possiede i dati telemetrici completi sul suo lavoro a bordo, ma il dubbio se il ventiseienne californiano meriti davvero la massima formula resta concreto. Ciò che è indiscutibile è il peso strategico dell’operazione: schierare un pilota statunitense al volante di una monoposto americana rappresenterebbe una mossa di marketing dal potenziale mediatico ed economico devastante per il marchio Cadillac e per l’intero panorama della Formula 1 targata Liberty Media.