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Formula 1

F1 | Button: «Honda arriverà, è solo questione di tempo. Aston Martin può entrare nella top 4 in futuro»

L’ambasciatore del team inglese analizza la crisi del 2026 e scommette su Honda per il futuro: «È solo questione di tempo, arrivano sempre».

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Aston Martin AMR26 (© AstonMartinF1.com)

Poche voci nel paddock della Formula 1 possono parlare con altrettanta autorità di Honda e Aston Martin quanto Jenson Button. Il britannico, campione del mondo nel 2009, ha vissuto sia i trionfi che i tormenti con il motore giapponese, dalla prima vittoria in carriera all’Hungaroring nel 2006 fino al calvario con McLaren-Honda tra il 2015 e il 2017, proprio al fianco di Fernando Alonso. Oggi, dal suo nuovo ruolo di ambasciatore del team di Silverstone, Button non ha dubbi: il meglio deve ancora venire.

Button: «Honda e Aston Martin arriveranno. Arrivano sempre»

Aston Martin ha attraversato un avvio di stagione 2026 a dir poco disastroso, tra problemi di affidabilità e di pura performance, legati soprattutto alla nuova power unit Honda. Eppure Button non mostra la minima esitazione: è sicuro che Aston e Honda invertiranno il trend, e l’ha spiegato in un’intervista esclusiva rilasciata ad AS.

«Non concedo nemmeno la minima possibilità che non arrivino», dice con assoluta certezza. «È solo questione di tempo. Arrivano sempre. Sempre».

La sua fiducia nasce da decenni di esperienza diretta con il costruttore giapponese: «Ho lavorato con loro nel 2003, con il motore V10, poi il V8, poi gli ibridi V6, il Super GT… ho visto una varietà enorme di motori Honda e la maggior parte sono bellissimi. Come si pilotano, la risposta della potenza, la maneggevolezza».

Ma più ancora della tecnologia, è la cultura aziendale a convincerlo: «La cosa che mi colpisce di più è la loro passione e il loro modo di essere». Button svela poi un dettaglio rivelatore: nella sede di Sakura esiste una stanza con pavimento di tatami dove i dipendenti dormono durante le settimane di lavoro intenso. «Si fermano a dormire in fabbrica per perdere il minimo di ore e tornare subito al lavoro. Questo è il livello di dedizione».

Un livello che Button ha toccato con mano già nel 2006. «Quando vinsi la mia prima gara con loro all’Hungaroring, vidi molte persone piangere. Quello dimostra la passione che c’era dietro e il lavoro duro. E ora non è diverso. Le prestazioni non ci sono ancora, ma ci saranno. Lavoreranno duramente per farlo accadere. Ogni giorno in Honda è un giorno di apprendimento».

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Jenson Button ha conquistato la sua prima vittoria in F1 nel GP d’Ungheria 2006 con Honda (© F1.com)

Il progetto: Newey, Honda e una pazienza necessaria

Button non sottovaluta la difficoltà del momento, ma la contestualizza. «È uno sport molto esigente. Mercedes e Ferrari sono al massimo livello e ci sono da tanto tempo, con lo stesso motore da anni. L’associazione tra Aston Martin e Honda è nuovissima, e lo è anche quella con Newey. Sono molti elementi che devono incastrarsi, e non succede dall’oggi al domani. Ci vuole tempo».

Sul fronte degli investitori e degli sponsor, Button descrive un ambiente di fiducia consapevole. «Tutti quelli che sono coinvolti capiscono dove siamo adesso come squadra. Sanno che le fondamenta sono gettate e che saremo competitivi». E quando gli si chiede quale team potrà sfidare i grandi nell’arco di qualche anno, non ha dubbi: «Questo è il team che può entrare nella top 4 in futuro. Questo, e nessun altro».

Quanto ai tempi, Button preferisce non sbilanciarsi troppo. «È difficile dare numeri e non sono la persona giusta per rispondere. Non conosco i dettagli concreti. Non accadrà in tre gare, ma il tempo passa in fretta. Sembrerà che sia successo da un giorno all’altro».

Poi c’è Adrian Newey, che Button non ha mai incrociato nella sua carriera da pilota. «Non ho mai lavorato con lui, non ho mai guidato nessuno dei suoi progetti. Vederlo lavorare è molto, molto interessante, ed è emozionante per il futuro. Usa ancora la vecchia scuola, lavora ancora con carta e matita».

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Fernando Alonso, Adrian Newey, Lawrence Stroll e Lance Stroll (© AstonMartinF1.com)

Su Alonso: «È dura iniziare una stagione senza essere competitivi»

L’altra grande storia di questo Aston Martin è Fernando Alonso, con cui Button ha condiviso due stagioni durissime in McLaren. Il ritratto che ne emerge è rispettoso, quasi ammirato: «Conosco Fernando dal 2001, abbiamo iniziato a correre insieme. Abbiamo avuto grandi battaglie: ricordo una gara molto speciale ad Hockenheim nel 2004, sempre ruota a ruota».

Poi arrivano le due stagioni come compagni di squadra: «Furono due anni difficili, soprattutto il primo. Nel secondo c’era già più competitività, ma lo ricordo come un periodo abbastanza interessante della mia vita perché andavo a lavorare ogni giorno accanto a Fernando. Avevamo belle lotte tra di noi in qualifica e in gara. Non raccoglievamo molti punti, ma batterci a vicenda era già qualcosa, ed era divertente».

Quel periodo gli ha permesso di conoscere Alonso in profondità: «Ho visto come lavora, come è fuori dalle telecamere, come dedica tutto alle corse. È un competitore al massimo, intelligente, duro ma rispettoso. Batterlo con la stessa macchina è straordinario. Non succede spesso, quindi quando accade è fantastico».

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Fernando Alonso, Test Bahrain 2026 (© AstonMartinF1.com)

Sulla stagione in corso, Button è cauto ma comprensivo: «Non posso parlare per lui. Ma come pilota posso dire che è duro iniziare una stagione senza essere competitivi. Lui crede in questo team, sa fino a dove può arrivare». E aggiunge un dettaglio non trascurabile: «È la prima volta che Fernando guida una macchina di Newey. Anche questo è emozionante, perché Adrian lavora in modo molto diverso rispetto agli altri progettisti».

Button non aveva previsto che Alonso sarebbe rimasto in Formula 1 così a lungo: «Pensavo che entrambi ce ne saremmo andati a divertirci fuori dalla F1, e per un po’ è stato così. Lui si è fermato un anno e abbiamo corso nel WEC. Fernando era in Toyota, che era imbattibile, ma è stato bello condividere il paddock e la pista con lui a Le Mans. Credo che si sia divertito». Poi la realizzazione che la vetta del motorsport è una sola: «Si è reso conto che il vertice delle corse sarà sempre la F1, ed è tornato».

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