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Formula 1

F1 | Antonelli in F1 grazie alla famiglia “miliardaria”? Un’eresia social da smentire (ancora una volta)

Kimi Antonelli sarebbe arrivato in F1 grazie alla sua famiglia “miliardaria”? Questa una delle sciocchezze emerse sui social negli ultimi giorni. Abbiamo cercato di fare chiarezza sulle scuderie motorsport della famiglia Antonelli, e sull’investimento di Toto Wolff. Con uno sguardo al nuovo “impero” finanziario del campione bolognese.

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I festeggiamenti di Kimi Antonelli dopo il titolo (© Media Centre Mercedes-AMG F1)
I festeggiamenti di Kimi Antonelli dopo il titolo (© Media Centre Mercedes-AMG F1)

Ogni volta che un personaggio pubblico raggiunge la ribalta mondiale, si scatenano spesso due curiosità: la prima è “Con chi sta?” e la seconda è “Quanti soldi ha?”. Il tutto contornato da gossip di ogni tipo.

Con la storica conquista del Campionato del Mondo di Formula 1 da parte di Andrea Kimi Antonelli, i social network si sono riempiti di commenti che tentano di sminuire l’impresa.

Scorrendo sui vari social network, ci si può imbattere in frasi come: “È facile arrivare in F1 se la tua famiglia ha i milioni”, oppure “Altro figlio di papà col team di famiglia che gli ha comprato il sedile”.

Questa narrazione si basa su un enorme malinteso (a un pizzico di candida ignoranza su come funziona un certo livello di motorsport) riguardo al vero status economico della famiglia del pilota bolognese. Nonostante gli stessi Antonelli l’abbiano già spiegato più volte.

Scavando, emerge un quadro ben diverso: la famiglia Antonelli possiede solide realtà imprenditoriali, ma non ha mai avuto il patrimonio per “comprare” un sedile in Formula 1. E oggi, l’unico impero finanziario è quello che si sta generando prevedibilmente attorno a Kimi stesso.

L'abbraccio degli Antonelli dopo la fine del GP del Messico (© Media Centre Mercedes-AMG F1)

L’abbraccio degli Antonelli dopo la fine del GP del Messico (© Media Centre Mercedes-AMG F1)

La bufala del “sedile comprato” e degli Antonelli “miliardari”

L’incomprensione nasce dalla figura del padre di Kimi, Marco Antonelli, ex pilota e proprietario della scuderia Antonelli Motorsport e della AKM Motorsport (quest’ultima con sede a San Marino). Nell’immaginario collettivo, possedere una scuderia evoca figure alla Lawrence Stroll. A smontare definitivamente la tesi della “famiglia ricca da generazioni” ci ha pensato una recente intervista de La Repubblica.

La madre Veronica, 53 anni, ex impiegata alle poste, proviene da una famiglia di contadini veneti trasferitisi in Emilia per cercare migliori fortune. Il padre Marco lavorava nell’officina del nonno e, per inseguire il sogno di correre, faceva enormi sacrifici: «Ho lavorato tre vite. Non avevo un soldo che avanzasse. A una gara a Pergusa ho fatto un debito in banca per comprarmi biglietto aereo e casco nuovo», ha raccontato a La Repubblica.

Conosciutisi in palestra a Casalecchio di Reno a fine anni ’90, Marco e Veronica hanno costruito la scuderia (diventate poi due) dal nulla. Agli inizi, lui guidava il camion di notte (con lei che lo teneva sveglio), lei faceva la spesa e cucinava per il team. E il piccolo Kimi? Dormiva in un ovetto appeso alla gru usata per cambiare i motori.

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La Mercedes-AKM Motorsport #64 in pista a Imola (© ACI Sport)

La AKM Motorsport e la Antonelli Motorsport ora sono realtà che competono in categorie giovanili e GT, come l’Italian F4 Championship. Come ben sa chi frequenta i paddock, queste scuderie si sostengono facendo correre prevalentemente piloti paganti: affittano i sedili a giovani promesse o a gentleman driver, che portano in dote i budget necessari a correre. Ci sono poi gli sponsor, naturalmente, o le Case, che possono coprire le spese per i programmi “Pro” in GT.

I numeri? Nel 2025 la Akm Motorsport srl, nel 2025 ha chiuso con 4,72 milioni di euro di ricavi e un utile netto di 424.559 euro, secondo La Gazzetta dello Sport. La Antonelli Motorsport srl, invece, stando all’ufficio camerale italiano, nel 2025 ha registrato un fatturato di 259.095 euro e un utile di 22.852 euro.

Tutto questo fa della famiglia Antonelli una famiglia certamente benestante, ma incapace di sostenere di tasca propria l’ascesa in F1 del giovane Kimi.

Senza il decisivo intervento esterno, la scalata di Antonelli si sarebbe fermata molto prima. Come analizzato da La Gazzetta dello Sport, è stata il team F1 di Mercedes a farsi carico della quasi totalità delle spese. Toto Wolff ha investito 10 milioni di euro per finanziare i test privati con le vecchie monoposto di F1, le stagioni in Formula 4, in Formula Regional e in Formula 2.

L'abbraccio tra Toto Wolff e Kimi Antonelli (© Media Centre Mercedes-AMG F1)

L’abbraccio tra Toto Wolff e Kimi Antonelli (© Media Centre Mercedes-AMG F1)

Dal talento all’azienda: i numeri del contratto Mercedes e della AKA Srl

Se è falso che Antonelli provenga da una famiglia di miliardari, è invece verissimo che oggi Kimi sia diventato un brand milionario, che si sta strutturando come una vera e propria azienda.

Secondo un’inchiesta della sezione economia de Il Corriere della Sera, Antonelli è diventato “l’uomo da 10 milioni di dollari”. Il suo contratto, come riportato da F1 Salaries, prevede un ingaggio base tra i 2 e i 3 milioni di euro. A questi si aggiungono bonus legati ai risultati (sia per i singoli punti conquistati, sia per il trionfo iridato). Il totale dovrebbe arrivare, appunto, a circa 10 milioni di dollari per il 2026.

Ma come viene gestito questo patrimonio? Come riportato da La Gazzetta dello Sport, l’entourage del pilota ha recentemente costituito una nuove società ad hoc, con base a San Marino, per la gestione esclusiva dei diritti d’immagine, del merchandising e dei contratti di sponsorizzazione (tra cui abbigliamento e simulatori). Parliamo della AKA Srl, che ha chiesto istanza per la registrazione del marchio commerciale “Kimi Antonelli” all’Euipo, l’ufficio europeo sulla proprietà intellettuale.

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La Mercedes-AMG GT 63 PRO 4MATIC+ ‘Motorsport Collectors Edition’ di Kimi Antonelli (© Mercedes-Benz)

Un marchio che è previsto potrà operare in 13 categorie di prodotti e servizi. Cosmetici, caschi protettivi, tute ignifughe, videogiochi, custodie per smartphone, automobili, go-kart, gioielli, poster e abbigliamento.

Non si tratta di nascondere capitali, ma di una prassi necessaria per strutturare legalmente e fiscalmente il “brand Kimi”. Separandolo dalle altre aziende di famiglia, che continuano il loro core business nel motorsport.

Il primo bilancio di Aka Srl, relativo al 2025, rivela 3,39 milioni di euro di ricavi e un utile di 2,70 milioni. Di questo utile, illustra la Gazzetta, poco meno di 300mila euro sono stati distribuiti ad Antonelli sotto forma di dividendo, mentre circa 2,40 milioni sono stati destinati a riserva.

Campione iridato in pista, ragazzo con la “paghetta” a casa

C’è un ultimo dettaglio che ha fatto il giro del web, destando ilarità sui social. Secondo quanto dichiarato dalla madre, Veronica Pomaro, Antonelli avrebbe un budget mensile per le spese, come dichiarato a La Repubblica.

Il neocampione del mondo riceve infatti una rigorosa “paghetta” mensile per le sue spese quotidiane. «Kimi ha un’allocazione fissa mensile che può spendere. Si deve arrangiare con quello che ha», ha detto la madre Veronica, sottolineando la ferrea volontà di mantenere il ragazzo con i piedi per terra, trasmettendogli il valore del denaro.

E il futuro promette numeri più alti. L’ANSA ha rilanciato un’indiscrezione cruciale: la Mercedes sta già preparando il terreno per un rinnovo contrattuale. Il prossimo accordo potrebbe proiettare Kimi nell’Olimpo di Verstappen e Leclerc, rendendolo a tutti gli effetti uno degli sportivi italiani più pagati di sempre. E allora sì, Kimi Antonelli avrà il suo piccolo “impero”.

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Il podio di Città del Messico, con Verstappen e Hamilton che sollevano Antonelli (© F1.com)

 

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