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MotoGP | Yamaha boicotta il GP del Qatar per la guerra. MotoGP Group condanna e minaccia sanzioni
Terremoto nel Motomondiale: la Yamaha si ritira dal Gran Premio del Qatar a causa del conflitto in Medio Oriente. La reazione della MotoGP è durissima: scontro aperto, accusa di violazione dei contratti e rischio di pesanti squalifiche FIM.
Cade la prima tessera del domino del Motomondiale verso il Golfo Persico. Yamaha ha annunciato ufficialmente il boicottaggio del Gran Premio del Qatar, ventesimo appuntamento stagionale previsto dal 6 all’8 novembre al Losail International Circuit. La drastica decisione del costruttore giapponese è motivata dalla delicata situazione geopolitica e dal conflitto in corso in Medio Oriente, e ha scatenato un vero e proprio terremoto politico e sportivo all’interno del campionato.
La posizione di Yamaha: restrizioni aziendali insuperabili
La casa di Iwata ha deciso di far valere una specifica clausola dei propri contratti interni, che impedisce ai dipendenti di viaggiare in zone a rischio bellico. Il blocco coinvolgerà l’intero team ufficiale, fermando Fabio Quartararo e Alex Rins, e si estenderà con ogni probabilità anche alla struttura satellite Pramac Racing. L’annuncio è arrivato in queste ore, decretando il fallimento degli ultimi tentativi di dialogo tra i vertici sportivi e i costruttori.
Nel suo comunicato, Yamaha ha chiarito che l’attuale situazione in Medio Oriente non fornisce «motivi sufficienti per modificare le attuali restrizioni di viaggio in vigore a livello aziendale». Sottolineando come la decisione sia indipendente dalle rassicurazioni degli organizzatori, la casa giapponese ha informato il Gruppo MotoGP del ritiro da Losail, promettendo però di tornare in pista per il successivo Gran Premio del Portogallo.
Le due Yamaha Pramac Racing (© yamaha-motogp.com)
MotoGP: «Delusi dalla decisione di Yamaha»
La presa di posizione unilaterale di Iwata ha provocato l’immediata e furiosa reazione del MotoGP Group. L’organizzatore del campionato ha rilasciato un comunicato dai toni perentori, smontando le argomentazioni della Yamaha e isolando di fatto la casa giapponese dal resto della griglia.
«MotoGP è delusa dalla decisione di Yamaha di non partecipare al Gran Premio del Qatar», si legge nella severa nota ufficiale. «Sebbene riconosciamo che il team sia soggetto a una più ampia politica aziendale che limita i viaggi in Medio Oriente, non riteniamo che questa decisione rifletta le ampie rassicurazioni fornite a tutte le parti interessate del campionato».
Carlos Ezpeleta (© Red Bull Content Pool)
I vertici della MotoGP hanno infatti ribadito di aver condotto profonde valutazioni del rischio, inviando giovedì scorso il vice CEO Carlos Ezpeleta direttamente in Qatar per dialogare con le autorità. «A seguito delle consultazioni con lo Stato del Qatar, il Lusail International Circuit, i consulenti indipendenti per la sicurezza e il continuo processo di valutazione dei rischi della MotoGP stessa, non abbiamo ricevuto alcuna informazione che giustifichi una modifica agli attuali piani per l’evento».
MotoGP: «Il resto dei team ha confermato la partecipazione». Il rischio di pesanti sanzioni
Nel suo comunicato, la MotoGP ha voluto pungere la Yamaha ringraziando pubblicamente «il resto della griglia per aver confermato che gareggerà in Qatar». Ma è sul fronte disciplinare che si giocherà la partita più dura. Nelle riunioni precedenti, il MotoGP Sports Entertainment Group aveva ripetutamente ricordato a tutti gli 11 team gli obblighi contrattuali che impongono la partecipazione a ogni tappa del calendario.
La minaccia di sanzioni è ora reale e ufficiale: «Oltre alle implicazioni contrattuali della decisione di Yamaha per i suoi accordi con MotoGP e IRTA, la mancata partecipazione comporta anche implicazioni sportive. Qualsiasi conseguenza sportiva sarà gestita dalla FIM in conformità con i regolamenti del Campionato».
Secondo quanto filtrato nel paddock, la rottura di questi accordi potrebbe esporre Yamaha, i suoi piloti e la squadra satellite non solo a pesanti multe finanziarie, ma anche a un potenziale divieto di partecipazione per le successive gare conclusive in Portogallo e a Valencia, estromettendo di fatto il marchio dal finale di stagione.