Formula 1
F1 | Caos calendario: il GP del Bahrain non verrà recuperato, a serio rischio anche il finale di stagione
L’escalation del conflitto nel Golfo mette nei guai la Formula 1: salta il Bahrain e tremano Qatar e Abu Dhabi, con lo spettro di complicazioni finanziarie se si scende sotto i 22 GP.
La geopolitica torna a bussare con violenza alle porte della Formula 1, minacciando di stravolgere il finale della stagione 2026. Quella che inizialmente sembrava solo una flebile speranza si è spenta del tutto: a causa della drammatica ripresa delle ostilità nell’area della guerra del Golfo, il Circus di F1 ha ufficialmente perso ogni speranza di recuperare in calendario il Gran Premio del Bahrain, precedentemente rimandato.
La situazione è però ben più grave di un singolo evento cancellato. Con l’escalation militare in atto, anche gli ultimi due appuntamenti del mondiale 2026 — il GP del Qatar (29 novembre) e il GP di Abu Dhabi (6 dicembre) — sono ora da considerarsi a fortissimo rischio.
Calendario F1 2026: impossibile il recupero in Bahrain, nodo finanziario per Liberty
Quando è stata annunciata l’impossibilità di correre i GP di Bahrain e Arabia Saudita lo scorso aprile, Formula 1 non li ha mai dichiarati ufficialmente “cancellati”. Il CEO Stefano Domenicali ha mostrato più volte ottimismo sulla possibilità di recuperare almeno uno dei due appuntamenti mediorientali, in particolare quello di Sakhir. Si era infatti parlato di chiudere la stagione con un triple header tra Qatar, Bahrain e Abu Dhabi.
La ripresa delle ostilità fra Iran e USA ha però chiuso definitivamente questa porta. Non solo il Bahrain non verrà recuperato: quasi certamente verranno cancellate anche le tappe di Lusail e Yas Marina. Anche il calendario del FIA WEC starebbe per subire una rivoluzione, con l’ingresso di due piste europee in sostituzione dei due round mediorientali.
Vista all’alto del Bahrain International Circuit (© F1.com)
Perché Liberty Media e la FIA stanno vivendo ore di autentica fibrillazione? La risposta risiede nei contratti commerciali. Il regolamento e, soprattutto, gli accordi commerciali blindati con le emittenti televisive globali impongono un numero minimo di 22 Gran Premi per garantire il pagamento delle quote piene dei diritti d’immagine.
Se il calendario dovesse scendere sotto la soglia delle 22 tappe, il detentore dei diritti commerciali (Liberty Media) subirebbe delle sanzioni dalle TV. Anche le scuderie si ritroverebbero in una situazione finanziaria complessa, dovendo rispondere delle penali pecuniarie con i propri sponsor, i cui contratti sono legati all’esposizione televisiva minima stagionale.
La logistica esclude l’Europa: perché Imola e Portimão sono fuori gioco
Nelle ultime settimane si erano rincorse voci su un possibile salvataggio in extremis da parte di alcuni circuiti europei. Nomi come Imola o Portimão erano rimbalzati nel paddock come possibili soluzioni d’emergenza, ma la dura realtà della logistica ha spento ogni entusiasmo.
Il Circus lascerà l’Europa subito dopo la nuova e attesissima tappa di Madrid per volare direttamente a Baku e successivamente a Singapore. Organizzare un rientro della mastodontica carovana della F1 nel Vecchio Continente dopo la trasferta asiatica sarebbe un incubo logistico insostenibile, oltre che economicamente svantaggioso. Non c’è materiale tempo utile per inserire una gara europea prima della trasferta asiatica.
Inoltre, la pista portoghese di Portimão richiederebbe una serie di interventi strutturali di adeguamento che non possono essere completati in tempi così ristretti.
Con l’Europa fuori dai giochi, l’attenzione si era spostata su Istanbul. La pista turca, storicamente apprezzata da piloti e tifosi, tornerà in calendario nel 2027 e sembrava in prima linea per subentrare e salvare il finale della stagione in corso. Tuttavia, anche questa strada si sta rivelando estremamente impervia.
Per poter ospitare nuovamente la Formula 1, anche il tracciato di Istanbul necessita di alcune modifiche omologative cruciali. Interventi che, per essere realizzati e finanziati in tempi record, richiederebbero un diretto e massiccio intervento governativo da parte delle autorità turche, scenario al momento tutt’altro che scontato o di facile risoluzione.

Il GP di Turchia 2020 a Istanbul Park (© F1.com)
Corsa contro il tempo: decisione entro il GP d’Olanda
Al momento, una soluzione percorribile appare ancora lontana. Secondo quanto riportato da Motorsport Italia, voci di paddock indicano il rientri dalla pausa estiva come la deadline per prendere una decisione. Novità dovrebbero dunque arrivare prima del GP d’Olanda a Zandvoort.
Un mese di tempo, dunque, per ridisegnare il volto di un mondiale 2026 che rischia di passare alla storia non solo per le battaglie in pista, ma per un finale di stagione completamente inedito e caotico.