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F1 | Imola impazzisce per Kimi Antonelli Campione del Mondo: la notte magica all’Autodromo e le emozioni dei tifosi
Piadina, tortellini e un boato mondiale: l’Autodromo di Imola festeggia il titolo iridato di Andrea Kimi Antonelli. Il racconto della magica notte del Museo Checco Costa attraverso le voci degli appassionati.
Casalecchio di Reno e San Marino, sono le due case del nuovo campione del mondo di Formula 1, certo… Ma in mezzo c’è Imola, che ieri sera ha ospitato un’altra festa per Andrea Kimi Antonelli. L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, la casa sportiva del ventenne bolognese, ha aperto le porte del Museo Checco Costa, dove le previsioni iniziali di 300 presenze sono state letteralmente polverizzate: oltre 600 tifosi sono arrivati da più parti della regione e non solo, armati di bandiere e cappellini, per spingere il campione della Motor Valley verso il traguardo.
Una sorta di miracolo sportivo che è riuscito a unire ferraristi e appassionati di ogni colore sotto un’unica bandiera, quella del tricolore in una serata scandita da piadina e tortellini per celebrare l’idolo di casa.
Lo striscione virale e l’emozione della famiglia Galassi
A stimolare le istituzioni per organizzare questa straordinaria serata di aggregazione sono stati due imolesi doc, Niki Galassi e sua figlia Alice, che abitano proprio a due passi dalla curva Rivazza. Niki e Alice sono anche gli autori di uno striscione diventato iconico e che ha fatto il giro del web: «Con 1 piadina e 2 tortellini guardo la gara tifando Kimi».
Alice racconta con gli occhi che brillano la genesi di quello slogan: «Era il Gran Premio di Imola del 2025. Kimi, Imola, Bologna, cosa facciamo? Pensa, pensa, pensa. Il sabato sera a mezzanotte, ce l’ho, ce l’ho la frase. Vi piace? Va bene. E mio padre pensa: uno, due, 12, il numero di Kimi! Attacchiamolo, dai, vediamo. Speravamo di essere in qualche foto, non ci aspettavamo questo boom così assoluto».
Alice e Niki Galassi (© Giulia Giacomelli x 1000 Cuori Motori)
Per papà Niki, da sempre appassionato di motori, la serata è l’essenza stessa di questo sport: «Essere qui significa passione, questa è pura passione italiana. L’ho visto crescere nei kart, ma non me lo sarei mai aspettato questo successo. È stato un grande, considerando che ce l’ha fatta in un anno. Il primo non lo conto, è sempre di rodaggio!».
Oltre al talento, i tifosi sottolineano la straordinaria umanità di Antonelli. «Anche se ha mille impegni lui c’è», assicura Niki. «È sempre stato gentile, ci ha sempre fatto un sorriso che io e lui non ce l’aspettavamo», gli fa eco Alice. «Pensavamo di essere due ragazzi che tifavano per lui a Imola nella Rivazza, ma non così tanto. Ci fece un l’anno scorso quando passò con Mercedes con la bandiera italiana… ed è stato un momento da lacrime», conclude il padre.
Dai kart al titolo: ora c’è l’effetto Kimi
A vivere la serata con profonda emozione c’era anche Anzio Landi, storico direttore di gara nel mondo del karting, che ha visto nascere e sbocciare il talento del bolognese fin dalla tenerissima età: «Io sono nei kart da 55 anni e ho conosciuto Kimi all’inizio proprio della sua carriera, quando ha cominciato a 6 anni, ma già a 5 girava. Onestamente, di lì a vedere il ragazzino che parte coi kart e pensare oggi di vederlo in Formula 1 e vincere un mondiale…». Un epilogo effettivamente difficile da credere quindici anni fa.
L’esultanza all’incoronazione di Kimi Antonelli Campione del Mondo (© Yuri Barbieri x 1000 Cuori Motori)
Landi sottolinea soprattutto il gigantesco impatto che Antonelli sta avendo sulle nuove generazioni, un vero e proprio “effetto Kimi” sul movimento di base: «In questo 2026 c’è stata un’esplosione di ragazzini che vengono a fare il corso di prima licenza per i kart, e tutti hanno Kimi in testa. È sicuramente un indotto che fa bene al motorsport».
Un ragazzino prodigio diventato presto uomo: «La cosa che mi piace e che mi ricordo ancora è la prima volta che lui si mise il casco nella categoria iniziale: ho ancora il suo sguardo impresso. A 12 anni hanno cominciato a farlo ragionare da grande. Adesso vederlo girare in Formula 1 mi sembra di vederlo sul kart. Il fatto che sia di qui, di Bologna, per me è una grande cosa».
Da sx, il Sindaco di Imola Marco Panieri e il DG dell’Autodromo Pietro Benvenuti (© Giulia Giacomelli x 1000 Cuori Motori)
La velocità con cui Antonelli ha scalato l’Olimpo ha spiazzato anche i vertici dell’Autodromo. Pietro Benvenuti, Direttore Generale dell’Enzo e Dino Ferrari, ammette di essere rimasto sorpreso dalle tempistiche brucianti del fuoriclasse italiano: «Non me lo sarei aspettato. Così veloce no. Almeno un altro anno o due gli avrei dati. Se l’è bruciati anche quelli! Se l’è meritato, fin dall’inizio anno non ha mai lasciato niente da parte, ha sempre fatto il suo.
Ha una grande squadra intorno fra Toto (Wolff, ndr) e Bono (Peter Bonnington, suo ingegnere di pista, ndr), che non gli hanno mai fatto sbagliare strategia, però lui è anche stato bravo a cogliere sempre i momenti giusti. Ci aspettavamo tanta gente stasera, sì, ma probabilmente non così tanta. Per me è stato un gran piacere, un vero successo personale».
Il paragone con Ayrton Senna: simili, ma profondamente diversi
In un luogo intriso di storia come l’Autodromo di Imola, e davanti a un talento così cristallino, è inevitabile che il pensiero del pubblico voli al mito di Ayrton Senna. Il paragone regge? Niki Galassi nota delle chiare somiglianze fisiche e gestuali: «Io lo vedo più che nella guida, perché sono mondi diversi, nei movimenti, nell’aspetto, nei capelli lo ricorda molto. Dal vero, io che ho avuto la fortuna di vederli tutti e due, confermo che lo ricorda molto».
Tuttavia, c’è chi evidenzia una sostanziale differenza nell’approccio alle corse. Claudio Griffante, commissario di percorso di lungo corso e storico appassionato che ha vissuto appieno l’epoca d’oro del brasiliano, offre una prospettiva diversa: «Forse lui è molto più umano, innanzitutto, e poi è molto inquadrato. Non esagera. Non rischia. Mentre Senna… eh, Senna rischiava».

Kimi Antonelli a Imola (© Alessia Lelli – 1000 Cuori Rossoblu)
La storia di Andrea, imolese sotto al primo podio di Kimi
La freddezza e la solidità mentale di Antonelli sono tratti che emergono chiaramente dalle parole dei tifosi. Andrea e Marco Garbuglia, fratelli imolesi grandissimi appassionati di Formula 1, analizzano il fenomeno Kimi unendo il cuore alla ragione. «Tifo Ferrari assolutamente, però da quando c’è un italiano tifo anche per lui, poi essendo anche di Bologna giochiamo di casa», spiega Andrea, che ci tiene a sottolineare la portata storica dell’evento. «È più raro vedere un pilota italiano vincere un mondiale che un team italiano. Secondo me non ci si rende conto di ciò che ha fatto».
Andrea ha sempre pensato che Kimi avrebbe potuto cogliere il primo podio già l’anno scorso, e in Canada ebbe la fortuna di esserci: «Avevo detto all’inizio del 2025 che avrebbe fatto almeno un podio. Ero in Canada quando ci riuscì, e finii nelle pagine della Formula 1 perché avevamo un cartellone con scritto “Da Imola a Montreal sempre con te Kimi”. Ero l’unico con un cartellone per lui al suo primo podio in carriera. Un terzo posto inaspettato, arrivato per l’incidente dei due pilota McLaren… che corsa per arrivare sotto il podio! Un’emozione incredibile essere lì».
🪧 “From Imola to Montreal always with you Kimi” 🇮🇹
#F1 #CanadianGP https://t.co/6vkjj6igMg
— Formula 1 (@F1) June 15, 2025
Il segreto del successo, secondo Marco, risiede proprio in una stabilità emotiva fuori dal comune per un ragazzo della sua età: «Secondo me è una buonissima persona, molto quadrata, molto umile. Molti piloti hanno delle teste abbastanza calde, belle accese, sanguigne. Lui non sembra esserlo. Forse la giovinezza è dalla sua parte, non ha la pressione che magari hanno altri piloti che devono riconfermarsi. Ma secondo me è solo che se la vive più tranquillamente di altri».
Una tranquillità che gli ha permesso di superare indenne una gara ricca di insidie, tra bandiere rosse, sorpassi su Leclerc che hanno fatto trattenere il fiato ai 600 del Checco Costa, e un conto alla rovescia finale verso la gloria eterna. L’Italia e Imola hanno chiamato, Kimi ha risposto. Ed è solo l’inizio della storia.