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Maya Weug: «Dopo la F1 Academy sono rimasta a piedi. Cerco un volante»

Ad un anno dal secondo posto in F1 Academy, Maya Weug si ritrova senza un volante per correre. La pilota della Ferrari Driver Academy ha raccontato le difficoltà del suo 2026, lanciando un appello per tornare in pista. Le criticità della F1 Academy.

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Maya Weug (© Ferrari Media Centre)

Nel motorsport moderno i risultati in pista non bastano più, e a fare le spese della dura legge del budget e dei programmi sfumati all’ultimo secondo è stavolta Maya Weug. La pilota spagnola con passaporto olandese e belga, cresciuta nella Ferrari Driver Academy e laureatasi vicecampionessa della F1 Academy nel 2025, ha affidato ai propri canali social un lungo e toccante sfogo.

A meno di dodici mesi dalle vittorie e dalle lotte per il titolo nella serie femminile, la ragazza si ritrova incredibilmente senza un sedile per proseguire la carriera.

Dalle vittorie al nulla: «Il piano è crollato prima del via»

Le parole della Weug fotografano senza filtri il momento più difficile del suo percorso agonistico, evidenziando come le promesse invernali si siano dissolte nel nulla poco prima del via della stagione:

«Non so bene come scrivere questo messaggio. Ho cercato di mostrarvi gli aspetti positivi per tutta la stagione, ma la verità è che questo è stato di gran lunga l’anno più difficile della mia carriera», ha esordito la pilota. «Un anno fa lottavo per un campionato, vincevo gare e salivo sul podio quasi ogni weekend. Non avrei mai pensato che, a distanza di nemmeno un anno, mi sarei trovata in questa situazione».

Il retroscena svelato da Maya racconta di un progetto solido andato in frantumi all’improvviso per cause indipendenti dalla sua volontà, lasciandola senza alternative sul mercato:

«C’era un ottimo piano per questa stagione. Poco prima che iniziasse è crollato tutto, per motivi al di fuori del mio controllo. A quel punto era davvero troppo tardi per mettere in piedi qualcos’altro e, da sola, è stato difficilissimo trovare un qualsiasi volante per correre».

 

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L’esperienza nel GT e l’appello a team e sponsor

Nel corso del 2026, la giovane pilota ha trovato spazio solo marginalmente nel campionato belga Belcar, salendo sul podio al debutto a bordo di una vettura GT grazie al team Art Racing. Ma anche l’attesa partecipazione alla prestigiosa 24 Ore di Zolder è definitivamente saltata, lasciandola con il calendario completamente vuoto.

Maya Weug dopo Gara 2 a Las Vegas

Maya Weug dopo Gara 2 a Las Vegas (© F1 Academy)

Nonostante sia rimasta nell’ambiente svolgendo il ruolo di coach a bordo pista e supportando il lavoro ingegneristico, il desiderio di correre resta intatto. Da qui l’appello diretto a tutto il paddock internazionale:

«Ho imparato tantissimo e sono cresciuta molto come persona quest’anno. Ma non voglio guardare. Voglio correre. Voglio tornare in pista ai massimi livelli e dimostrare ciò di cui sono realmente capace. È quello che voglio fare per il resto della mia vita e sto lavorando ogni singolo giorno per tornare in macchina.

Il motorsport è un ambiente duro. Credo di aver semplicemente dato per scontato che i risultati ottenuti negli ultimi anni contassero qualcosa. Se siete un team, un partner, o conoscete la persona giusta a cui dovrei rivolgermi, per favore contattatemi. Tornerò in pista».

Il fallimento della F1 Academy?

Sebbene la F1 Academy sia nata con il nobile intento di promuovere e supportare l’inclusione femminile nel motorsport, il sistema mostra ancora profonde crepe strutturali che rischiano di trasformarla in una gabbia dorata.

La principale criticità risiede nella mancanza di un reale e concreto percorso di transizione verso le categorie superiori: i successi ottenuti nella serie, infatti, faticano a tradursi in sedili competitivi e interamente finanziati in Formula 3 o nel panorama delle vetture a ruote scoperte di vertice.

La griglia 2026 della F1 Academy (© F1 Academy)

La griglia 2026 della F1 Academy (© F1 Academy)

Il recente caso di atlete di punta che, pur avendo brillato o sfiorato il titolo, si ritrovano a piedi nella stagione successiva, evidenzia come la visibilità mediatica garantita dall’orbita della Formula 1 non sia di per sé sufficiente.

Senza un solido sostegno economico garantito e accordi vincolanti per il passaggio di categoria, il campionato femminile si sta rivelando solamente un esercizio di marketing. La F1 Academy è infatti incapace di abbattere le reali barriere economiche e politiche che continuano a impedire ai talenti di scalare la piramide dell’automobilismo che conta. Così com’è ora, sembra utile solo a creare ulteriori “casi Maya Weug”.

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