Seguici su

Formula 1

F1 | Mercedes ritira il ricorso, il GP di Monaco è finalmente un caso chiuso? Non ancora…

Mentre Mercedes rinuncia al ricorso su Monaco, McLaren e Red Bull trascinano la FIA a Parigi per il clamoroso pasticcio della pit lane.

Pubblicato

il

f1 russell mercedes gp monaco 2026
George Russell durante la partenza del GP di Monaco (© Media Mercedes AMG F1)

La tormentata classifica del GP di Monaco 2026 continua a far discutere il paddock della F1, configurandosi come uno dei pasticci tecnico-regolamentari più complessi della storia recente del Circus: nella mattinata di oggi Mercedes ha ufficializzato un importante passo indietro, annunciando il ritiro del proprio Right of Review (Diritto di Revisione).

Questo però non mette definitivamente la parola “fine” alle controversie del Principato. Se per la scuderia di Brackley il capitolo è chiuso, il verdetto della gara resta sub iudice a causa dei ricorsi formali portati avanti da McLaren e Red Bull, decise a portare avanti la propria battaglia nelle aule del Tribunale Internazionale d’Appello a Parigi.

F1 GP Monaco, Mercedes fa un passo indietro: ritirato il ricorso

La decisione della Stella è stata resa nota attraverso un comunicato ufficiale in cui viene confermato il ritiro dell’istanza volta a esaminare l’impatto della penalità per eccesso di velocità subita da George Russell. Dietro a questa retromarcia non c’è solo una scelta diplomatica, ma una profonda asimmetria regolamentare che rendeva il caso di Russell estremamente complesso e fondamentalmente diverso da quello degli altri piloti sanzionati.

La penalità originaria di 5 secondi derivava dal medesimo errore del sensore FOM che ha colpito l’intera griglia. La seconda e più pesante sanzione invece — il drive-through che ha fatto sprofondare il pilota in dodicesima posizione — è nata da un vero e proprio errore sportivo e procedurale del muretto Mercedes e del pilota stesso, che non hanno scontato la penalità originaria durante la sosta ai box.

George Russell nella corsia dei box a Monaco (© Mercedes AMG F1 Media Centre)

George Russell nella corsia dei box del GP di Monaco (© Mercedes AMG F1 Media Centre)

Abbonare una sanzione scaturita da una colpa operativa della squadra non sarebbe stato sportivamente corretto e avrebbe scatenato l’immediata opposizione di tutti i team rivali, pronti a contestare un precedente normativo pericoloso. Di fatto, l’unica strada percorribile per Mercedes tramite il Right of Review sarebbe stata quella di opporsi formalmente al podio restituito a Pierre Gasly. Ciò però non avrebbe comunque portato alcun beneficio concreto alla classifica di Russell, destinato in ogni caso a rimanere fuori dalla zona punti.

Da qui la scelta di ritirare l’istanza: «In seguito alla decisione di annullare la penalità di tempo di Pierre Gasly, era importante per noi esplorare tutte le opzioni disponibili per affrontare l’impatto della penalità per eccesso di velocità in pit lane di George sul suo risultato di gara», recita il comunicato della Stella.

«La nostra successiva discussione collaborativa con la FIA e la F1 ha mostrato la loro determinazione nel riesaminare le circostanze uniche derivanti dal GP di Monaco e nell’affrontare proattivamente i fattori che le hanno causate. Di fronte a questa chiara determinazione, abbiamo concluso che l’ulteriore prosecuzione della nostra richiesta di Diritto di Revisione non sarebbe stata utile alla nostra squadra né allo sport. Di conseguenza abbiamo ritirato la nostra istanza».

Il caso McLaren: perché il risultato del GP Monaco di F1 è ancora sub iudice

Il discorso cambia radicalmente per la McLaren, ed è questo il motivo per cui la scuderia di Woking ha scelto di non arrendersi. Oscar Piastri, infatti, è stato una vittima “pura” del cronometraggio difettoso. A differenza di quanto accaduto in Mercedes, la McLaren ha rispettato alla lettera le procedure e le decisioni dei commissari applicate in quel momento. Il pilota australiano è passato ai box durante il regime di Safety Car per scontare i 5 secondi di penalità.

Proprio a causa del tempo perso per adempiere a una sanzione fantasma, Piastri ha subito un danno diretto, perdendo la posizione in pista a vantaggio di Gasly. La successiva decisione della FIA di riabilitare l’ordine d’arrivo del solo pilota transalpino — per il solo fatto che l’Alpine si era mossa nei tempi previsti dalla burocrazia — ha creato un paradosso inaccettabile per la McLaren: punire chi ha obbedito alle regole in pista e premiare chi non ha pagato il dazio durante la corsa.

piastri gp monaco

Oscar Piastri nella corsia dei box a Monaco (© F1.com)

L’errore dei 77 centimetri e il fronte d’appello a Parigi

La radice della disputa risiede in un’incredibile imprecisione geometrica: un errore di appena 77 centimetri nella configurazione della linea di cronometraggio della pit lane di Monaco da parte della FOM, che ha portato a calcolare velocità falsate per una serie di vetture, incluse quelle di Lewis Hamilton e Franco Colapinto. Avendo l’Alpine dimostrato l’anomalia, Gasly si è visto restituire i 10 secondi totali di sanzione, riprendendosi il terzo posto alle spalle del vincitore Kimi Antonelli e di Hamilton.

Questa riscrittura della classifica ha danneggiato direttamente la Red Bull, scalzando Isack Hadjar dal terzo al quarto posto. Per questa ragione, anche il team di Milton Keynes ha deciso di fare causa comune con la McLaren, bypassando i commissari locali e depositando un ricorso ufficiale presso la Corte Internazionale d’Appello della FIA a Parigi. A riprova della tensione tra le squadre, Red Bull non ha ancora consegnato fisicamente il trofeo della P3 all’Alpine, in attesa del giudizio definitivo.

Hadjar con il trofeo del terzo posto di monaco (© Red Bull Content Pool)

Hadjar con il trofeo del terzo posto del GP di Monaco (© Red Bull Content Pool)

I possibili scenari

Il Tribunale di Parigi si trova ora davanti a un bivio senza vie d’uscita indolori. Come sottolineato dallo stesso Piastri, l’attuale gestione del caso rischia di creare un precedente pericoloso:

«Hanno ammesso che c’era qualcosa di sbagliato nella pit lane. Quando però ci sono cinque o sei vetture penalizzate per lo stesso motivo — e io so che non stavo andando forte — cambiare una sola penalità e lasciare invariate le altre crea una situazione difficilissima per tutti. Non è una questione di punti, ma si imposta un precedente molto scomodo. Così si incentivano i team a finire la gara dove vogliono, a non scontare le penalità in pista e poi a discuterne civilmente a tavolino nei giorni successivi, anziché accettare il verdetto della corsa quando si dovrebbe», ha commentato l’australiano a Sky Sports UK.

La Formula 1 si avvia verso il prosieguo della stagione europea, ma l’ombra dell’errore di Monaco continuerà a pesare sulle classifiche mondiali per molte settimane, finché i giudici di Parigi non stabiliranno se debba prevalere la precisione del millesimo di secondo o il principio supremo dell’equità sportiva.

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *