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WEC | Piero Lonardo (Italian-Endurance): «Porsche aspetta il 2030 per rientrare. Incredibile che i costruttori facciano le regole»

Anticipazioni sul Mondiale Endurance a Team Radio. Piero Lonardo (italian-endurance.com) svela il piano di Porsche per il 2030 e attacca duramente la gestione politica del campionato. Intanto, Alpine si prepara a un clamoroso “rebranding” cinese?

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La Porsche Penske numero 6 al Fuji: la penultima gara prima del ritiro dal WEC

La Porsche Penske numero 6 al Fuji: la penultima gara prima del ritiro dal WEC (© DPPI / FIA WEC)

Un colpo a sorpresa che proietta già il WEC nel futuro: intervenuto durante l’ottava puntata del podcast Team Radio in collegamento dalla Francia, il giornalista e fotografo Piero Lonardo (italian-endurance.com) ha lanciato un’indiscrezione clamorosa sulle strategie di Porsche, che potrebbe rientrare nel 2030.

La rivelazione: Porsche ha già nel mirino il ritorno nel WEC nel 2030

«Il primo scoop che abbiamo raccolto a Le Castellet è l’inesorabile, ennesimo ritorno di Porsche, che non vede l’ora che cambino i regolamenti nel 2030 per rientrare probabilmente con una nuova macchina». Le parole di Lonardo squarciano il velo sui piani a lungo termine della casa tedesca, suggerendo una presenza “di transizione” per le prossime stagioni. Secondo il giornalista, infatti, Porsche «si farà un altro paio d’anni tranquillamente» nel WeatherTech SportsCar Championship IMSA in attesa della rivoluzione tecnica.

Anche se, va detto, l’anno scorso l’Automobil Club de l’Ouest ha confermato l’attuale piattaforma fino al 2032. Dietro front in vista?

La Porsche 919 Hybrid del 2015 (© WEC)

La Porsche 919 Hybrid del 2015 (© WEC)

La dura accusa: il WEC è in mano ai marchi

Il contorno normativo e politico ad accendere i toni del dibattito. Le dinamiche decisionali all’interno del campionato destano fortissime perplessità. «Voi rendetevi conto che il WEC è un campionato dove le regole le fanno i costruttori», ha accusato apertamente Lonardo, definendo la situazione «incredibile» per una competizione che si fregia del titolo iridato.

Secondo la sua analisi, una serie di tale caratura dovrebbe essere governata e organizzata in modo imparziale da un’entità esterna o dalla FIA. Quest’ultima, invece, «c’è apparentemente, ma in pratica no». La conseguenza diretta di questo vuoto di potere è un caos gestionale in cui le case «provano a mettersi d’accordo, non ci riescono», finendo per impantanarsi in polemiche logoranti, come la recente proposta di Ferrari di eliminare il BOP (Balance of Performance), rigettata dagli avversari.

Il paradosso Alpine: prototipo francese, anima cinese?

A confermare un clima in cui le logiche commerciali sembrano prevalere su tutto, arriva una seconda “bomba”, recuperata grazie a Florian Defet (Endurance 24). Il prototipo Alpine attualmente in gara potrebbe subire una trasformazione drastica e paradossale: a partire dal 2027 la A424 verrebbe «rivitalizzata e rilanciata con un marchio cinese», indicato verosimilmente in BYD, oppure Geely o un brand del gruppo Chery.

Un’operazione «che fa molto ridere», ha commentato senza filtri Lonardo. Si creerebbe infatti la surreale situazione di dover mascherare un’auto iconica, nata per esaltare il brand transalpino (con tanto di “A” stilizzata integrata nel design dei fari posteriori), prevedibilmente ricarrozzandola per far spazio al nuovo investitore asiatico, con il tacito assenso di ACO. Staremo a vedere.

Alpine Endurance Team, Alpine A424 #35 in azione a Imola

Alpine Endurance Team, Alpine A424 #35 in azione a Imola (© DPPI – FIA WEC)

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