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Andrea Schiumarini rientrato dall’Africa Eco Race 2026: «Un’avventura. Vi racconto le differenze con la Dakar»
«É stata la mia prima volta in questa competizione. Dopo quattro edizioni della Dakar attuale, volevo vedere anche il traguardo storico, quello vero della città di Dakar in Senegal. È stata un’avventura nel senso più puro del termine»
Dopo quattro partecipazioni alla Dakar in Arabia Saudita, Andrea Schiumarini ha deciso di cambiare rotta, tornando alle origini del mito. Il pilota forlivese ha affrontato l’Africa Eco Race 2026, il rally-raid che ripercorre le tracce della storica Parigi-Dakar, da Tangeri fino alle rive del Lago Rosa.
In questa intervista esclusiva, Schiumarini ci racconta le difficoltà tecniche di un percorso che non perdona, il rapporto con il navigatore Maurizio Gerini e quella “umanità” ritrovata tra le dune africane che rende questa gara unica nel panorama mondiale del motorsport off-road.
L’intervista: tra navigazione “cieca” e il sapore della vittoria
Andrea, partiamo dalle sensazioni. Questa era la tua prima Africa Eco Race dopo aver preso parte anche alla Dakar nelle edizioni passate. Cosa ti ha lasciato questa competizione?
«È stata una riscoperta del piacere dell’umanità. In Arabia, dopo cinque anni, la gente si è quasi abituata al passaggio dei protaognisti della Dakar; in Africa, invece, vivi una festa vera. Dal punto di vista sportivo, è stata la mia prima volta in questa competizione. Dopo quattro edizioni della Dakar attuale, volevo vedere anche il traguardo storico, quello vero della città di Dakar in Senegal. È stata un’avventura nel senso più puro del termine».
Com’è andata la preparazione all’Africa Eco Race?
«A dire il vero, la preparazione sulla macchina è stata una rincorsa continua. Siamo partiti con la Century CR6 che già conoscevamo, ma la vettura non era la stessa della Dakar 2024. L’abbiamo avuta in mano solo il 29 dicembre e quindi avevamo pochissimo tempo per adattarci agli aggiornamenti dell’auto. Abbiamo provato a fare un test in Emilia Romagna, ma le condizioni meteo con la neve non ci hanno aiutato: è stata quindi più una gita tra amici che un collaudo tecnico. Poi siamo arrivati alla gara e a Tangeri (la città di partenza) pioveva; il prologo è saltato per le mareggiate. Praticamente abbiamo iniziato a sistemare l’assetto e la posizione di guida durante la gara stessa e per questo la prima settimana l’abbiamo subita molto».
Il Century C6 di Schiumarini all’Africa Eco Race (© Francesca Gasperi)
In gara sei stato affiancato da Maurizio Gerini. Quanto è stato importante il suo contributo?
«Indispensabile. Maurizio è tornato dalla Dakar 2026 in Arabia Saudita e dopo una settimana è ripartito con me: un esempio di passione incredibile. In Africa la navigazione è tutto. Se alla Dakar moderna hai circa 180 waypoint al giorno, qui ne hai solo otto. Puoi fare anche 50 chilometri senza sapere se sei sulla strada giusta. Ti fidi solo del roadbook e dell’istinto del navigatore. C’è stato un momento in cui non trovavamo più una pista e lui mi ha deato indicazioni di cui mi dovevo fidare “ad occhi chiusi”. Dopo 7 chilometri nel nulla, la pista è apparsa. Senza di lui sarebbe stato impossibile».
La vostra gara è stata un crescendo: una prima settimana difficile e una seconda da protagonisti.
«Sì, la prima settimana siamo stati penalizzati da rotture sfortunate, come uno stelo dell’ammortizzatore e un tubo dell’idroguida tranciato durante una tempesta di sabbia. Ma dopo la giornata di riposo a Dakhla, siamo ripartiti con un altro spirito. Abbiamo iniziato a inanellare ottimi tempi, conquistando due secondi posti e due vittorie di tappa. Il nostro obiettivo era il podio e, senza quegli intoppi iniziali, i tempi dicono che potevamo giocarcela fino in fondo».
Andrea Schiumarini e Maurizio Gerini, Africa Eco Race 2026 (© Francesca Gasperi)
Ci racconti come hai gestito la tua prima vittoria nella Tappa 10 della competizione?
«È stata una battaglia bellissima. In Mauritania la sabbia è traditrice: dune strette, dove la sabbia è un po’ più difficile da interpretare perché la vedi sempre uguale, ma in realtà in alcuni posti tiene, in alcuni posti sprofonda e quindi poi rischi di piantarti. Dopo il secondo posto del giorno prima, che ci era rimasto indigesto, abbiamo giocato di strategia. Partendo in seconda posizione, abbiamo deciso di rimanere dietro a chi ci precedeva sulle dune per non dover “aprire” la pista noi, poi li abbiamo superati nel veloce per dargli la polvere. Alla fine, negli ultimi 50 chilometri di bump continui, la Century era perfetta: quarta piena, motore che urlava e noi che saltavamo come cavalli. Arrivare al traguardo e sapere di aver vinto è una soddisfazione che ripaga di tutto».
A proposito dei percorsi: tu hai corso per anni in Arabia Saudita. Quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra i tracciati della Dakar e quelli dell’Africa Eco Race?
«La Dakar in Arabia è tecnicamente la gara più difficile e bella del mondo, ma l’Africa Eco Race ha il fascino del viaggio in cui attraversi tre paesi e popolazioni diverse. In Marocco trovi piste di sassi, in Mauritania sabbia difficilissima da leggere e in Senegal la savana di terra rossa. La vera differenza è nel Roadbook: in Arabia segui spesso una pista tracciata con precisione; in Africa possono esserci 10-15 piste che vanno nella stessa direzione. Non sai mai se il pericolo segnalato dal tracciatore sia esattamente sulla traccia che stai percorrendo tu. C’è da stare molto più attenti ai dettagli “grezzi” del terreno».
Il Century C6 di Schiumarini all’Africa Eco Race (© Francesca Gasperi)
Fare gruppo in una competizione come l’Africa Eco Race e ritagliarsi momenti di stacco, quanto è importante?
«Moltissimo! La sera ci cucinavamo la nostra pasta all’olio nel campo con i prodotti che ci siamo portati da casa. È diventato un rito: un momento per stare insieme ai meccanici e mangiare genuino. Anche perché dopo essere stato male in Marocco l’anno scorso per il cibo locale, ho deciso che non avrei più rischiato. Maurizio e i ragazzi hanno apprezzato molto».
Cosa riserva il futuro? Tornerai in Africa o l’Arabia ti richiama?
«L’idea a caldo è di tornare all’Africa Eco Race il prossimo anno per puntare al podio. Però la Dakar rimane la gara tecnicamente più difficile al mondo. Il mio piano è prepararmi per una Dakar 2028 di alto livello. Nel frattempo, inizierò il Campionato Italiano Cross Country all’Artugna Race il 14 marzo con la Century».