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MotoGP | L’India ci riprova: firmato un accordo per riportare il Mondiale al Buddh
Un nuovo progetto capitanato dall’ex-pilota Karel Abraham punta a costruire un ecosistema motorsport attorno al circuito del Buddh, con l’obiettivo di riportare il Motomondiale in India.
La MotoGP potrebbe davvero fare ritorno in India. Il Governo dell’Uttar Pradesh ha firmato un accordo d’intesa con la società AVW Global per riportare il Motomondiale e l’Asia Road Racing Championship al Buddh International Circuit, riaccendendo una fiammella che sembrava essersi spenta dopo le cancellazioni del 2024 e del 2025.
È il primo passo concreto verso il rilancio del GP d’India, ma soprattutto è un segnale politico e strategico: questa volta il progetto non nasce solo come evento isolato, bensì come parte di un piano più ampio.
MotoGP India: possibile ritorno dopo due cancellazioni
Per capire il peso del nuovo accordo firmato bisogna tornare indietro di due anni. Dopo il debutto del 2023, il Buddh era stato inizialmente confermato anche per il 2024. A fine maggio, però, arrivò un comunicato che parlava di semplice rinvio al 2025 per ragioni climatiche, con l’obiettivo di spostare la gara a marzo ed evitare il caldo estremo di settembre. La spiegazione ufficiale non raccontava l’intero quadro.
Dietro al rinvio si nascondevano difficoltà economiche e organizzative del promotore locale Fairstreet Sports, che non avrebbe rispettato pienamente gli impegni finanziari nei confronti di Dorna Sports. I costi per ospitare un Gran Premio di MotoGP sono elevati: secondo stime di settore, la quota annuale può oscillare tra i 6 e i 10 milioni di euro, a cui si aggiungono spese operative, sicurezza, logistica e promozione.
Nel luglio 2024 la Dorna firmò quindi un nuovo accordo triennale direttamente con Invest UP, agenzia legata al governo statale, di fatto escludendo il precedente promotore. Sembrava l’inizio di una fase più stabile, ma quando si è trattato di chiudere il calendario 2025 le autorità locali non sono riuscite a garantire in tempo le coperture economiche necessarie. Con un calendario già molto compresso e una pianificazione logistica globale da definire con mesi di anticipo, l’India è rimasta fuori anche nel 2025.
Il problema, dunque, non è mai stato tecnico. Il Buddh è una struttura moderna e omologata, con standard di sicurezza e infrastrutture di livello internazionale. Il nodo è stato finanziario e strutturale: garantire stabilità economica e una macchina organizzativa in grado di sostenere un campionato sempre più costoso e globale.

Marco Bezzecchi ha vinto l’unica edizione del GP d’India nel 2023 (© MotoGP.com)
Il peso strategico del mercato indiano
Nel frattempo, lo scenario internazionale è cambiato. Con Liberty Media alla guida del campionato, l’espansione nei mercati ad alto potenziale è diventata una priorità. L’India è il più grande mercato mondiale per volumi di motocicli e rappresenta una piattaforma commerciale enorme per costruttori, sponsor e broadcaster.
In Asia la MotoGP è già radicata in Paesi come Thailandia, Giappone e Indonesia. Restare fuori dall’India significa rinunciare a un bacino di pubblico potenzialmente immenso e a un territorio industriale strategico per i marchi coinvolti nel campionato.
Il ritorno, però, deve essere sostenibile. Le esperienze recenti hanno dimostrato che l’entusiasmo non basta. Servono garanzie finanziarie solide, una pianificazione pluriennale e un coordinamento stretto tra promotore, istituzioni e diritti commerciali.
È qui che entra in gioco AVW Global, società fondata dall’ex pilota MotoGP Karel Abraham. Secondo varie fonti locali, tra cui AutoCarIndia, la società ha già firmato un accordo con la State Transformation Commission dell’Uttar Pradesh. L’obiettivo non è costruire solo un evento, ma un ecosistema motorsport strutturato attorno al Buddh.
La differenza rispetto al passato è l’approccio: non più un promotore isolato, ma una collaborazione istituzionale che dovrebbe garantire coperture economiche più solide e una gestione tecnica centralizzata. L’eventuale arrivo preliminare dell’Asia Road Racing Championship potrebbe servire da banco di prova per testare organizzazione e risposta del pubblico prima di un ritorno della MotoGP.

Il Buddh International Circuit (© MotoGP.com)
Il nodo calendario e la prospettiva 2027
Resta il tema più delicato: l’inserimento in un calendario già densissimo. Ogni nuova tappa implica equilibri complessi tra costi logistici, rotazioni geografiche e sostenibilità per team e organizzatori.
Se il progetto riuscirà a garantire stabilità economica e chiarezza contrattuale entro i prossimi mesi, il 2027 potrebbe rappresentare l’orizzonte realistico per il ritorno della MotoGP in India. Questa volta, però, l’impressione è che il tentativo sia più strutturato e consapevole rispetto al passato.
Il Buddh International Circuit è pronto. Il mercato è enorme. La MotoGP ha interesse strategico a esserci.
La vera partita si giocherà sulla solidità finanziaria e sulla capacità di trasformare un’ambizione politica in un progetto industriale credibile. Se questi elementi si allineeranno, l’India potrebbe tornare stabilmente nella geografia del Motomondiale. Questa volta non come esperimento, ma come tassello permanente della sua espansione globale.