IMSA | Luca Pellegrini a Team Radio: «12 Ore a Sebring sono come 24 a Daytona»
Il giornalista ed esporta di endurance, intervenuto a Team Radio, ha parlato delle difficoltà della pista americana e dell’imminente debutto della Lamborghini Temerario GT3: «Fatela correre, non guardate al risultato».
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L’attesa sta per finire. Il weekend motoristico accende i riflettori sulla 12 Ore di Sebring, secondo appuntamento stagionale dell’IMSA e della Michelin Endurance Cup. Una gara che quest’anno assume un significato speciale per la Motor Valley italiana, segnando il debutto ufficiale in gara della nuova Lamborghini Temerario GT3.
Durante l’ultima puntata di Team Radio (format di 1000cuorimotori.it) su Radiabo.it, il giornalista ed esperto di gare endurance Luca Pellegrini ha analizzato le sfide che attendono la casa di Sant’Agata Bolognese e le peculiarità di un tracciato che non perdona.
12 Ore di Sebring: il battesimo di fuoco della Temerario
La nuova nata del Toro raccoglie un testimone pesantissimo. Come ricordato da Pellegrini, la Huracán ha segnato un’epoca con oltre 100 vittorie, conquistando icone come Daytona e Sebring. Tuttavia, il debutto negli Stati Uniti richiede realismo:
«La storia ci insegna che, quando una macchina nuova debutta in America, è molto difficile imporsi subito, alla prima occasione. L’importante è partecipare e fare una buona gara, senza guardare al risultato. Se arriverà un podio o una top five, sarà festa grande. Se arriverà più indietro, non sarà un problema.»
La #9 Lamborghini Temerario GT3 che correrà a Sebring (© Pfaff Motorsports)
Pellegrini invita alla pazienza, citando l’esempio della Ferrari 296 GT3 che faticò all’esordio prima di diventare un punto di riferimento: «All’esordio a Daytona la 296 arrivò in fondo e qualcuno disse che la macchina non andava bene. Poi vai a vedere la sua carriera e i suoi risultati…
La Temerario è una macchina completamente italiana, una macchina rivoluzionaria, che ha fatto tanti test. Adesso inizia a correre e poi vedremo durante la stagione cosa farà. Fate correre la macchina, poi la carriera di quella macchina sarà lunga».
Dove il cemento mette a dura prova la meccanica
Perché Sebring incute così tanto timore? La risposta risiede nella sua natura ibrida. Ricavata da un ex aeroporto militare, la pista è celebre per i suoi avvallamenti estremi (i famosi “bumps”) e per il fondo stradale che cambia radicalmente.
«Sebring è la pista che ha accolto più gare nella storia Endurance americana. Quest’anno è la 74ª edizione, Daytona è seconda con 63. Dalla penultima curva alla prima non è asfalto, è cemento, quindi è pieno di avvallamenti. Ogni anno peggiora la situazione, è una pista estenuante.
Per la particolarità dell’evento e la difficoltà della pista, che è una delle più impegnative al mondo dal punto di vista della resistenza della macchina, fare una 12 ore a Sebring è come correre una 24 ore a Daytona.»
La sfida GTP: Cadillac contro il dominio Porsche
Nonostante l’assenza di marchi ufficiali emiliano-romagnoli nella classe regina GTP, il DNA della Motor Valley è presente grazie a Dallara. Il costruttore di Varano fornisce i telai a BMW e Cadillac.
Sui favoriti, Pellegrini azzarda un pronostico per la vittoria finale: «Porsche ha dominato lo scorso anno e ha vinto le ultime tre Daytona… è molto probabile che vinca ancora, però se devo scommettere forse è la volta buona di Cadillac, che ottenne la sua prima vittoria in classe GTP a Sebring nel 2023. Fu un’edizione incredibile perché vinse approfittando di un incidente delle due Porsche con un’altra Cadillac, un finale epico.»

La Porsche #7 vittoriosa alla 24 Ore di Daytona 2026 (© Porsche Penske Motorsport)
Occhi puntati anche sulla BMW del team WRT. Dopo vari successi nelle gare Sprint, tra cui quello a Road America nel 2025, la squadra belga cerca la consacrazione in una “classica” di durata. «Daytona non è stata la volta buona. Magari Sebring potrebbe quella giusta», conclude Pellegrini.