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WEC | Com’è fatto il circuito della 24 Ore di Le Mans
Il Circuit de la Sarthe unisce tratti permanenti a strade pubbliche, formando uno dei tracciati più iconici del motorsport. Dal rettilineo delle Hunaudières alle insidiose Curve Porsche, ecco come è fatta la pista della 24 Ore di Le Mans.
Il Circuit de la Sarthe, situato nella regione dei Paesi della Loira a circa 208 chilometri a sud-ovest di Parigi, è l’impianto che ospita la 24 Ore di Le Mans. Creato originariamente nel 1923, il tracciato unisce sezioni di pista permanente a strade pubbliche che vengono chiuse temporaneamente per consentire lo svolgimento della gara.
Un giro completo misura 13,626 chilometri. Nel corso dei suoi oltre cento anni di storia, il circuito ha subìto diverse modifiche per adeguarsi ai crescenti standard di sicurezza. Oltre alla celebre gara di durata, l’impianto ospita anche l’evento Le Mans Classic.
Il Circuit de la Sarthe, teatro della 24 Ore di Le Mans (© Wikipedia – Willag – CC BY-SA 3.0)
Dal rettilineo di partenza alle “S” della Foresta
Il rettilineo dei box, che funge da linea di partenza e di arrivo, si trova all’interno del nucleo cittadino di Le Mans. Da qui, una salita con una pendenza del 7 per cento porta verso la Curva Dunlop, una fluida piega a destra che i piloti affrontano sfruttando il cordolo interno.
Subito dopo una breve retta si trova la Chicane Dunlop, formata da una curva a sinistra e una a destra in salita. Quest’area si snoda sotto il ponte che, a partire dal 2026, ha preso il nome di Goodyear Bridge, sostituendo la storica denominazione Dunlop.
Successivamente, la pista scende verso le “S” della Foresta (Esses de la Forete), un tratto introdotto nel 1932 e chiamato in questo modo per la presenza di pini che un tempo costeggiavano il tracciato.
Dopo questa serie di curve strette si arriva alla curva Tertre Rouge, il cui nome è dovuto al colore rossastro del terreno di questa zona. Questa curva a destra presenta cordoli molto estesi e serve come punto di ingresso fondamentale per il lungo rettilineo principale.
La Ferrari #50 impegnata nelle Esses de la Forete a Le Mans (© FIA WEC / DPPI)
Il rettilineo delle Hunaudières e Mulsanne
Il rettilineo di Mulsanne, noto localmente come Les Hunaudières, è considerato uno dei rettilinei più lunghi nel panorama del motorsport automobilistico. Per buona parte dell’anno, questo tratto funziona come una normale strada statale. In passato i piloti lo percorrevano interamente in accelerazione, ma nel 1990 sono state inserite due chicane permanenti con lo scopo di migliorare la sicurezza generale.
La prima è la variante Daytona, una sequenza destra-sinistra-destra, seguita più avanti dalla variante Michelin, strutturata come sinistra-destra-sinistra.
Alla fine del rettilineo si trovava originariamente un dosso, spianato nel tempo per motivi di sicurezza, che precede la curva Mulsanne. In questo punto i piloti effettuano una staccata molto decisa, scalando fino alla seconda marcia per affrontare un tornante a destra, per poi immettersi in un nuovo settore di strade pubbliche.
La #61 Mercedes Iron Lynx sul rettilineo de les Hunaudieres (© FIA WEC / DPPI)
Da Indianapolis e Arnage fino al traguardo
Dopo aver superato due pieghe a destra, tra cui la Courbe du Golf, si giunge alla curva Indianapolis. Questa curva a sinistra è caratterizzata da una pendenza trasversale, o banking, ed è preceduta da una forte frenata. Rappresenta l’unico tratto dell’intero circuito a essere rimasto del tutto inalterato dalla fondazione nel 1923.
Un breve tratto dritto conduce alla curva Arnage, un angolo retto di 90 gradi verso destra che costituisce il punto più lento di tutto il tracciato.
Lasciando le strade pubbliche, le vetture superano due curve a sinistra (come la Courbe du Buisson) per rientrare nella sezione permanente. Inizia così il settore delle Curve Porsche, introdotto nel 1972 e composto da un’ampia e tecnica sequenza di curve inclinate. Superata questa serie, e dopo una rapida chicane destra-sinistra, il giro si chiude con la “S” Ford, un doppio cambio di direzione finale in cui le auto sfruttano le parti interne dei cordoli per mantenere lo slancio verso la linea del traguardo.
La #19 Genesis nelle S Ford (© FIA WEC / DPPI)
Record e statistiche principali
Il circuito è storicamente considerato un banco di prova ideale per testare le nuove tecnologie automobilistiche, in particolare in termini di efficienza e resistenza. Di seguito alcuni dati storici legati alla pista:
- La lunghezza ufficiale di un giro del tracciato è di 13,626 chilometri, equivalenti a 8,467 miglia.
- Il record assoluto per la maggiore distanza percorsa nell’arco di 24 ore è di 5.410,713 chilometri (pari a 397 giri completati).
- Questo primato sulla distanza è stato stabilito nell’edizione del 2010 dai piloti Romain Dumas, Timo Bernhard e Mike Rockenfeller a bordo di un’Audi R15 TDI-plus.
- Il giro più veloce mai registrato in gara è di 3:14.791, stabilito da Kamui Kobayashi al volante di una Toyota TS050 Hybrid nel 2017.
- La temperatura media che si registra a Le Mans durante il weekend di gara è solitamente di 23 gradi centigradi.
L’onboard dell’hyperpole della Cadillac #12 nel 2025 (© YouTube – 24 Heures du Mans)