Altri motori
Il “The Pass” di Alex Zanardi a Laguna Seca compie 30 anni. Il ‘Cavatappi’ diventa ‘Zanardi Corkscrew’
L’8 settembre 1996 Alex Zanardi compiva il sorpasso più famoso della storia del motorsport americano. A trent’anni di distanza, e a pochi mesi dalla sua scomparsa, Laguna Seca gli intitola in via permanente la sua curva più iconica.
L’8 settembre 1996, esattamente trent’anni fa, sul tracciato californiano di Laguna Seca andò in scena un momento destinato a cambiare per sempre la storia del motorsport americano e la percezione di un pilota italiano negli Stati Uniti. Durante l’ultima gara del campionato CART (la categoria a ruote scoperte che oggi si chiama IndyCar), Alex Zanardi compì un sorpasso ai limiti dell’impossibile ai danni di Bryan Herta, un’azione così celebre e audace da essere ricordata ancora oggi, semplicemente, come “The Pass”.
Zanardi e The Pass: «Ho avuto del culo, ma intanto bisogna provarci»
Per capire la portata dell’evento bisogna immaginare il contesto. Herta, al volante della Reynard-Mercedes #28 del team Rahal, aveva guidato la corsa per la maggior parte del tempo ed era a un passo dalla sua prima vittoria in carriera. All’ultimo giro, Zanardi, alla sua stagione da esordiente sulla Reynard-Honda #4 della Target Chip Ganassi Racing, si lanciò al suo inseguimento. Il punto dell’attacco fu il celebre e temutissimo “Cavatappi” (The Corkscrew), una chicane cieca in discesa con una pendenza vertiginosa del 13.1%.
Con una staccata ritardata all’inverosimile, il bolognese infilò la sua vettura all’interno della prima piega a sinistra. Per completare il sorpasso nella successiva e strettissima piega a destra, la fisica gli impose di tagliare la curva, finendo con le ruote destre ben oltre il cordolo, sollevando un polverone sulla ghiaia e sulla terra, per poi rientrare miracolosamente in pista davanti all’avversario.
Il “The Pass” di Alex Zanardi a Laguna Seca
Ai box rimasero tutti a bocca aperta: servirono i replay sui maxischermi per capire cosa fosse realmente successo. Ricordando quel momento, Zanardi avrebbe poi commentato con la sua consueta schiettezza: «Ho avuto del culo, ma intanto bisogna provarci. E io ci ho provato».
«Laguna Seca è un tracciato in cui è molto difficile sorpassare, a meno che tu non sia un secondo più veloce del pilota che ti precede», aveva spiegato Alessandro Zanardi nel 2019, a margine della 24 Ore di Daytona. «Aspettavo che si presentasse un’opportunità, che lui commettesse un errore, ma stava guidando in modo perfetto, giro dopo giro. Così, ho iniziato a escogitare il mio piano diabolico», aveva aggiunto sorridendo.
Zanardi ai tempi della CART (© indycar.com)
«Speravo che all’ultimo giro Bryan si rilassasse un po’ dopo aver superato curva 5, che normalmente è l’ultimo punto in cui si ha una reale possibilità di superare qualcuno. Ero pronto a buttarmi, lo giuro! Devo ammettere che l’esecuzione della manovra è stata leggermente diversa da quello che pensavo fosse possibile. Credevo di poter tenere tutte e quattro le ruote sull’asfalto. Mi sono tuffato nel Cavatappi, ero terrorizzato!»
«Sono riuscito a riprendere il controllo della vettura dopo un breve istante in cui ero praticamente solo un passeggero all’interno della monoposto, che scartava da tutte le parti. Il confine tra l’essere considerato un eroe e un folle è davvero molto sottile…»
Jimmy Vasser: «La storia cresceva ogni volta, alla fine diceva di aver visto gli occhi di Bryan dalla visiera scura»
Negli anni, la leggenda di “The Pass” si è ingigantita, alimentata anche dalle doti di narratore dello stesso pilota bolognese. Jimmy Vasser, all’epoca compagno di squadra di Zanardi e vincitore del titolo proprio in quella gara californiana, ha ricordato con ironia come il racconto mutasse nel tempo: «La storia cresceva a ogni uscita. Prima era un’idea dell’ultimo giro. Poi l’aveva pianificata per cinque giri. Poi dieci. L’ultima versione era che, durante il sorpasso, era riuscito a guardare gli occhi di Bryan. Herta aveva una visiera scura, così decisi di fargli notare la cazzata. Alex sorrise e mi disse: ‘Mi conosci, Jimmy’».
Quel giorno, ironia della sorte, fu il primo storico titolo per la Chip Ganassi Racing, l’inizio di una dinastia che oggi conta 18 campionati. Eppure, nessuno parlava di Vasser. «Jimmy era arrabbiatissimo nelle occasioni successive», ha ricordato il patron Chip Ganassi. «Diceva: ‘Volevo solo parlare del mio primo titolo! E del primo titolo del team!’ Invece si parlava solo di Alex. Aveva rubato la scena, ma quel giorno rubò anche i nostri cuori».
Un momento dell’intitolazione del Cavatappi ad Alex Zanardi (© chipganassiracing.com)
Oggi, un sorpasso del genere non sarebbe nemmeno convalidato. Il regolamento moderno della IndyCar è molto più severo sulle escursioni fuori pista. Campioni che hanno ereditato il sedile in Ganassi negli anni successivi, come Juan Pablo Montoya e Scott Dixon, lo hanno fatto notare con il sorriso. «La cosa triste è che oggi glielo farebbero restituire per aver superato i track limits», ha spiegato Dixon. «Ma all’epoca le corse erano così, ed era fantastico vedere qualcuno avere il coraggio e la follia di provarci».
Max Papis: «Se Alex fosse qui direbbe: guardate fin dove è arrivato il figlio di un idraulico»
A trent’anni esatti da quel giorno, e a pochi mesi dalla scomparsa di Zanardi, morto il 1° maggio 2026 all’età di 59 anni, il circuito di Laguna Seca ha deciso di rendergli l’omaggio definitivo. Venerdì 4 settembre, con una cerimonia ufficiale, il Cavatappi è stato ribattezzato Zanardi Corkscrew. Sul posto è stata svelata una targa commemorativa che recita uno dei motti più amati dall’atleta italiano: «Il coraggio cambia tutto».
Alla cerimonia erano presenti i vertici della IndyCar, Chip Ganassi e piloti storici, tra cui l’amico fraterno Max Papis, che ha parlato a nome della moglie Daniela e del figlio Niccolò. «Se Alex fosse qui, sono sicuro che ci direbbe: ‘Ragazzi, guardate cosa ha fatto il figlio di un idraulico; guardate fin dove sono arrivato’», ha raccontato Papis commosso. Poco dopo, per un incredibile caso del destino, il primo a percorrere il nuovo Zanardi Corkscrew in una sessione con auto storiche è stata quella di Tony Kanaan, grande amico di Zanardi, al volante della vecchia monoposto del compianto Gil de Ferran.
Alex Palou allo Zanardi Corkscrew con la livrea dedicata al bolognese (© chipganassiracing.com)
Il tributo ha abbracciato anche l’attuale griglia della IndyCar, impegnata nel weekend per l’ultima gara stagionale. Il campione spagnolo Alex Palou è sceso in pista con la sua Honda #10 della Chip Ganassi Racing sfoggiando una livrea speciale: sulle fiancate campeggiavano gli inconfondibili fulmini gialli su sfondo rosso, l’esatta replica del design Target che Zanardi portò in trionfo in quel magico, indimenticabile pomeriggio del 1996.