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MotoGP | Ducati, capolavoro al Mugello: le 10 moto leggendarie fuse nella nuova livrea

Al Mugello la Ducati svela una veste speciale per celebrare il proprio Centenario. Un “patchwork” concettuale che veste le Desmosedici fondendo le grafiche di 10 moto che hanno fatto la storia di Borgo Panigale.

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La Desmosedici 2026 nella livrea 100 anni Ducati (© Ducati Media House)
La Desmosedici 2026 nella livrea 100 anni Ducati (© Ducati Media House)

Durante il GP’d’Italia al Mugello, Ducati celebrerà i suoi 100 anni di storia: per farlo, è stato scelto di portare in pista una livrea speciale.

Non si tratta di una semplice colorazione celebrativa, ma di un vero e proprio “patchwork” concettuale: il design fa convivere sulla carena ben dieci grafiche storiche differenti, dove appaiono anche i nomi dei dipendenti dell’azienda. L’estetica è completata da una tabella portanumero ovale sul cupolino con un font d’epoca, e dai dettagli glitterati delle date 1926-2026, un omaggio esplicito all’estetica della leggendaria 750 Imola Desmo.

Ma quali sono le dieci moto che hanno ispirato i frammenti cromatici di questa speciale “pelle” centenaria della MotoGP? Ecco l’analisi dei modelli storici che compongono l’opera.

Francesco Bagnaia e Marc Marquez con le Desmosedici 2026 nella livrea 100 anni Ducati (© Ducati Media House)

Francesco Bagnaia e Marc Marquez con le Desmosedici 2026 nella livrea 100 anni Ducati (© Ducati Media House)

Ducati 100 anni, le 10 moto che hanno ispirato la livrea speciale

Gli albori internazionali e la conquista americana

250 Scrambler (1962): Rappresenta la primissima versione dello Scrambler, un modello prodotto in via esclusiva per il mercato statunitense. La sua nascita fu fortemente voluta da Joe Berliner, il primo importatore americano, che richiese a Ducati una moto orientata al dirt track e all’off-road. L’esigenza nacque in seguito all’enorme eco mediatica generata negli USA dal giro del mondo in moto compiuto da Monetti e Tartarini nel 1957.

Un'immagine della 250 Scrambler del 1962 (© Ducati Media House)

Un’immagine della 250 Scrambler del 1962 (© Ducati Media House)

750 Super Sport “California Hot Rod” (1977): Questa grafica celebra un momento di rottura per il mercato d’oltreoceano. Guidata da Cook Neilson, fu la moto con cui la Ducati trionfò sul circuito di Daytona. Questo evento segnò la prima vittoria di una moto italiana in una gara per derivate di serie negli Stati Uniti, un successo che fece impennare la notorietà e le vendite del marchio, fino ad allora legato in America quasi unicamente allo Scrambler.

La 750 Supersport California Hot Rod del 1977 (© Ducati Media House)

La 750 Supersport California Hot Rod del 1977 (© Ducati Media House)

L’epoca d’oro delle derivate di serie e dell’Endurance

750 Imola Desmo (1972): È la moto che ha fornito l’ispirazione per il particolare argento “glitterato” della Desmosedici odierna. Nel 1972, con Paul Smart e Bruno Spaggiari alla guida, la moto conquistò un’inaspettata quanto storica vittoria alla 200 Miglia di Imola, imponendosi sulla quotata MV Agusta di Giacomo Agostini.

La 750 Imola Desio del 1972 (© Ducati Media House)

La 750 Imola Desio del 1972 (© Ducati Media House)

750 Super Sport Desmo (1975): Caratterizzata da una livrea gialla abbinata a curiosi dettagli in marrone/bordeaux. Quell’esatta sfumatura di colore scuro era all’epoca impiegata per verniciare i motori marini entrobordo assemblati direttamente nello stabilimento bolognese. Con questa moto, gestita dal team di Bruno Spaggiari, Franco Uncini vinse il campionato italiano di velocità nel 1975.

La 750 Supersport Desmo del 1975 (© Ducati Media House)

La 750 Supersport Desmo del 1975 (© Ducati Media House)

860 “24 Horas de Montjuïc” (1975): I colori sgargianti del team NCR ricordano quando Ducati ebbe la necessità di creare motori di cilindrata superiore al 750cc, capaci di resistere al logorante stress delle gare di durata. Nel 1975, i piloti Salvador Canellas e Benjamin “Min” Grau vinsero proprio la prestigiosa 24 Ore catalana con questa moto.

Un'immagine della Ducati 860 Montjuic del 1975 (© Ducati Media House)

Un’immagine della Ducati 860 Montjuic del 1975 (© Ducati Media House)

900 Replica (1979): Dopo il clamoroso trionfo al Tourist Trophy dell’Isola di Man nel 1978, Ducati realizzò questa vettura, che divenne di fatto la prima “replica” stradale di una moto da corsa dell’azienda. La sua iconica grafica verde e rossa con filetti bianchi costituì uno dei primissimi esempi di livrea “quasi” tricolore, concetto poi sviluppato ampiamente negli anni successivi.

La 900 Replica del 1979 (© Ducati Media House)

La 900 Replica del 1979 (© Ducati Media House)

900 Sport Desmo Darmah (1979): Un richiamo diretto agli anni in cui il nero e l’oro dominavano l’estetica del motorsport mondiale. Definita una “Streetfighter ante-litteram”, la Darmah rifletteva la fascinazione italiana per l’esotico, evidenziata dalla suggestiva testa di tigre disegnata sui fianchetti.

La Ducati 900 Sport Desmo Darmah del 1979 (© Ducati Media House)

La Ducati 900 Sport Desmo Darmah del 1979 (© Ducati Media House)

Le rivoluzioni tecniche e le icone contemporanee

500 SL Pantah (1979): Una moto di rottura estetica e meccanica, il cui design squadrato rispecchiava appieno lo stile dei primissimi anni ’80. Sulla sua livrea campeggiava il nuovo logo aziendale disegnato dalla matita di Giorgetto Giugiaro.
Fu un modello cruciale perché introdusse due pilastri della futura identità Ducati: il primo rudimentale telaio a traliccio e il motore Pantah, che mandò in pensione il vecchio sistema a coppie coniche utilizzato fin dal 1955.

La 500 SL Pantah del 1979 (© Ducati Media House)

La 500 SL Pantah del 1979 (© Ducati Media House)

Pantah “Ice” (1981): Questa grafica, caratterizzata da una base gialla con bande blu, nasconde uno dei più insoliti episodi di product placement dell’epoca. Si trattava di Pantah 500 radicalmente modificate, prive di impianto frenante e dotate di gomme chiodate.

Venivano utilizzate per spettacolari esibizioni sulle piste ghiacciate delle Alpi durante le pause di un campionato per automobili Alfasud. L’iniziativa fu organizzata dall’EFIM, l’ente statale che in quel periodo controllava sia l’Alfa Romeo che la stessa Ducati.

La Pantah Ice del 1981 (© Ducati Media House)

La Pantah Ice del 1981 (© Ducati Media House)

Monster S4Rs Tricolore (2008): L’ultimo frammento del “patchwork” del Mugello arriva dal passato più recente. Questa specifica veste grafica tricolore fu scelta per rappresentare una vera e propria “final edition” della primissima generazione del Monster, chiudendo un fortunato ciclo produttivo iniziato nel marzo del 1993.

La Monster S4RS Tricolore del 2008 (© Ducati Media House)

La Monster S4RS Tricolore del 2008 (© Ducati Media House)

 

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