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MotoGP | Ducati, domenica nera in Thailandia: giù dal podio dopo più di 4 anni. Aprilia è la nuova regina?
Si interrompe la striscia di 89 top 3 consecutive per Borgo Panigale: il dominio di Marco Bezzecchi cambia gli equilibri ai vertici della griglia di MotoGP.
Il cielo di Buriram segna uno spartiacque nella storia recente della MotoGP. Con il GP della Thailandia, primo appuntamento del 2026, si interrompe la striscia record di 89 podi consecutivi della Ducati, un filotto senza precedenti nell’era MotoGP che ha segnato un periodo di dominio tecnico e sportivo di Borgo Panigale.
Un record impressionante, costruito in cinque stagioni di supremazia tecnica, talento diffuso tra team ufficiali e satelliti, e una Desmosedici diventata riferimento assoluto della griglia. Ma ogni egemonia, prima o poi, trova un limite. E a interrompere la striscia non è stata una gara qualunque, bensì una domenica da incubo per la casa emiliana.
Ducati, il buio in Thailandia: giù dal podio dopo 89 GP
Oggi Ducati ha vissuto una delle sue giornate più difficili degli ultimi anni. Come nella Sprint di ieri, Marc Marquez ha fatto di tutto per sopperire ai suoi limiti fisici e alle mancanze della moto, ma la fortuna non l’ha assistito. Mentre era in top 5, non lontano dal 3° posto, è stato fermato da una foratura alla posteriore che lo ha costretto al ritiro proprio quando il suo ritmo sembrava in crescita. L’episodio ha ricordato il ritiro di Pecco Bagnaia a Sepang nel 2025.
L’anonima gara di suo fratello Alex è terminata con una scivolata. Il pilota Gresini stava navigando in settima posizione. Il migliore dei ducatisti è stato Fabio Di Giannantonio, sesto al traguardo: risultato solido ma lontano dagli standard a cui la Desmosedici aveva abituato il paddock.
Franco Morbidelli ha chiuso ottavo, precedendo Francesco Bagnaia, soltanto nono al traguardo: un piazzamento che, fino a due stagioni fa, sarebbe sembrato impensabile per il campione italiano, ma che oggi non sorprende più di tanto.
Per la prima volta dal GP di Gran Bretagna 2021, neanche una Ducati si è classificata in top 3. La striscia di 89 podi consecutivi iniziò ad Aragón 2021, il giorno della prima vittoria di Pecco in top class.
Aprilia nuova regina?
A prendersi la scena in Thailandia è stata l’Aprilia, dominante con Marco Bezzecchi. La RS-GP è apparsa semplicemente imprendibile sul tracciato asiatico: passo gara superiore, gestione gomma impeccabile e una solidità tecnica che ha ricordato le migliori versioni della Ducati degli anni d’oro appena trascorsi.

La gioia di Marco Bezzecchi e del box Aprilia dopo la vittoria di Buriram (© Aprilia)
La domanda ora è inevitabile: è l’inizio di un nuovo ciclo? È Aprilia la nuova moto di riferimento della MotoGP?
Il dominio visto a Buriram non è stato episodico: conferma la crescita vista nell’ultimo terzo di 2025. La moto di Noale ha mostrato una superiorità netta soprattutto nella seconda metà di gara, segno di un progetto ormai maturo, equilibrato tra aerodinamica, trazione e stabilità in frenata. Elementi che, fino a ieri, rappresentavano il marchio di fabbrica Ducati.
Una rondine però non fa primavera. La competitività di Aprilia non si può mettere in discussione, e la confermano gli ottimi piazzamenti di Raul Fernandez, Jorge Martin e Ai Ogura, rispettivamente 3°, 4° e 5°. Tuttavia, accantonare la Desmosedici sarebbe prematuro.
Ducati si troverà a inseguire: non gli accadeva da molto tempo. Per farlo avrà bisogno del miglior Marc Marquez, ancora in ripresa dagli acciacchi fisici. Il messaggio lanciato da Aprilia però è chiaro: c’è una nuova potenza tecnica nel Motomondiale.