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La crisi Volkswagen si abbatte sulla Motor Valley: Ducati e Lamborghini verranno vendute?
Travolto da una crisi da 100.000 licenziamenti, il Gruppo Volkswagen valuta la cessione di Ducati e lo sbarco in Borsa di Lamborghini per reperire liquidità.
Il momento d’oro di Oliver Blume, amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, è durato meno di 48 ore. Il tempo di festeggiare la lucrosa vendita della quota di maggioranza (51%) di Everllence (ex MAN Energy Solutions, divisione motori navali industriali) al fondo americano Bain Capital per 7,4 miliardi di euro, ed è scoppiata la tempesta. La notizia di un piano di ristrutturazione estremo che prevede il taglio di ben 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti storici Volkswagen in Germania ha oscurato il successo dell’operazione finanziaria, deprimendo gli azionisti e riaccendendo i fari sui gioielli italiani della Motor Valley: Ducati e Lamborghini.
Dall’insediamento di Blume nel settembre 2022, il valore delle azioni Volkswagen a Francoforte si è quasi dimezzato, spingendo il colosso dell’automotive a decisioni radicali per contrastare la spietata concorrenza dei brand cinesi e gestire la complessa transizione verso l’elettrico. Ma la scossa di Wolfsburg rischia ora di propagarsi ben oltre i confini tedeschi.
Se la Germania ha il raffreddore, l’Emilia-Romagna ha la polmonite
Le preoccupazioni per le ricadute della crisi sui marchi italiani del gruppo sono finite al centro del dibattito sindacale. Durante “Manifesta”, la festa della Cgil di Bologna, l’ex sindacalista e vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, ha usato una metafora chiarificatrice: «Quando la Germania si prende il raffreddore, l’Emilia-Romagna si ammala di polmonite», riporta il Corriere di Bologna.
L’allarme è motivato dalla profonda interconnessione della filiera del motorsport emiliano. Centinaia di piccole e medie imprese nelle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma producono componenti meccaniche, idrauliche, elettroniche e software destinate a tutto il gruppo tedesco, inclusi i brand Audi e Porsche. Un ridimensionamento strutturale a Wolfsburg significherebbe un potenziale effetto domino per tutto l’indotto della Motor Valley.
La sede centrale di Volkswagen a Wolfsburg (© Volkswagen AG Newsroom)
Crisi Volkswagen: Ducati e Lamborghini finiranno sul mercato?
I consulenti finanziari che hanno curato la complessa e riservatissima asta per Everllence — conclusasi con offerte sigillate depositate all’alba negli uffici dello studio legale Linklaters a Francoforte — sostengono che il successo dell’operazione dimostri l’elevato appetito dei mercati per gli asset industriali europei.
Da qui nasce l’indiscrezione rilanciata dal Financial Times. Diverse banche d’affari starebbero spingendo Volkswagen a valutare la cessione di asset prestigiosi come Ducati o una quotazione in Borsa per Lamborghini.
Ducati: il miliardo di ricavi fa gola ai fondi
L’ipotesi di vendere la casa di Borgo Panigale non è inedita. Già nell’estate del 2017 Volkswagen accarezzò l’idea di cedere il marchio motociclistico (acquistato da Audi nel 2012), attirando l’interesse della famiglia Benetton e di grandi gruppi indiani, prima che il veto dei sindacati tedeschi bloccasse tutto. Oggi la situazione finanziaria globale è ben più drammatica e Ducati si presenta come una sposa ambitissima, forte di un traguardo storico: l’azienda ha infatti superato la soglia del miliardo di euro di ricavi. Se l’opzione vendita dovesse concretizzarsi, stavolta i grandi marchi cinesi sarebbero in prima fila per rilevare il blasone italiano.
Lamborghini: la strada della Borsa sul modello Porsche
Per quanto riguarda il Toro di Sant’Agata Bolognese, la cessione diretta appare l’ipotesi meno probabile, mentre prende quota l’idea di uno sbarco a Piazza Affari o a Francoforte. Lamborghini è una macchina da soldi che viaggia in controtendenza rispetto alla crisi tedesca: ha chiuso il 2025 registrando il record storico di 10.747 vetture consegnate, un fatturato di ben 3,20 miliardi di euro (+3,3%) e una profittabilità straordinaria del 24%. Una IPO (Initial Public Offering) parziale permetterebbe a Volkswagen di incassare liquidità immediata per coprire gli enormi costi dei licenziamenti in Germania, mantenendo comunque il controllo della maggioranza dell’azienda.

La sede di Lamborghini a Sant’Agata Bolognese (© lamborghini.com)
L’alleanza sindacale e le altre dismissioni
Di fronte alle manovre speculative, i sindacati hanno deciso di fare quadrato. Carlos Gil, segretario generale del sindacato metalmeccanico tedesco IG Metall a Ingolstadt, ha incontrato la Fiom a Bologna per siglare un patto di resistenza comune: «Lotteremo uniti per difendere il posto di lavoro di ogni dipendente e per tutelare tutti i marchi del gruppo, in Germania come nel resto d’Europa», bollando come controproducente qualsiasi ipotesi di spezzatino dei marchi italiani.
Se Ducati e Lamborghini restano per ora sullo sfondo, altre cessioni interne appaiono più immediate. Volkswagen ha già ridotto la sua quota nel comparto camion di Traton e sta vagliando studi di fattibilità per aprire il capitale della divisione batterie PowerCo e dell’unità di guida autonoma ADMT, sebbene gli analisti di UBS dubitino che tali asset possano garantire guadagni paragonabili all’affare Everllence. Sotto esame anche il marchio statunitense di pick-up Scout Motors, il cui piano di sbarco sul mercato elettrico è stato fortemente complicato dallo scenario politico americano e dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
I dettagli ufficiali della ristrutturazione e il destino della Motor Valley italiana verranno svelati nelle prossime settimane, quando Oliver Blume presenterà il piano industriale definitivo al consiglio di sorveglianza di Wolfsburg.