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F1 | Sergio Perez sul “Progetto Max” di Red Bull: «Essere il suo compagno di squadra è il lavoro più difficile per un pilota»

Perez torna a parlare del suo passato con Red Bull: dalla chiamata dopo il trionfo a Sakhir fino alla fine dell’accordo e della volontà del team di puntare tutto su una macchina sola.

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Sergio Perez e Max Verstappen compagni di squadra in Red Bull dal 2021 al 2024 (© formula1.com)
Sergio Perez e Max Verstappen compagni di squadra in Red Bull dal 2021 al 2024 (© formula1.com)

Dopo Liam Lawson, anche Sergio Perez si apre al High Performance Podcast  riguardo alla sua permanenza in Red Bull. Il messicano ripercorre i suoi quattro anni con il team di Milton Keynes, analizzando le dinamiche interne che lo hanno poi lasciato a piedi.

Rapporto causa-effetto: la vittoria a Sakhir e la chiamata di Red Bull

Nessun pilota ha mai dovuto aspettare così tanti Gran Premi prima della prima vittoria in Formula 1: ben 190 gare.

Sergio Perez ha debuttato nel 2011 con Sauber, e dopo nove lunghi anni, è riuscito ad ottenere il suo primo successo.

Il Gran Premio di Shakir 2020, tuttavia non è da ricordare solo per la vittoria in sé, ma soprattutto perla grande rimonta che l’ha determinata.

Alla partenza, Perez viene colpito da Charles Leclerc e la sua Racing Point scivola in ultima posizione.

Il messicano non si arrende: tra grandi sorpassi e un ritmo impressionante, risale velocemente la griglia arrivando in zona podio verso metà gara.

In quel momento la Mercedes era al comando con Valtteri Bottas e un esordiente George Russell in sostituzione di Lewis Hamilton.

Verso il giro 60, l’ingresso della Safety Car (per la presenza dell’ala anteriore di una Williams sul tracciato) spinge la scuderia tedesca a tentare l’azzardo richiamando entrambi i piloti ai box.

Ma quello che poteva essere un colpo di genio si è rivelato un grande caos: tra scambi di gomme e seconde soste forzate, Bottas rimane fermo 27 secondi e Russell è costretto a rientrare due volte.

Perez si ritrova così in prima posizione e non si lascia sfuggire l’occasione.

Il messicano rimane leader della corsa fino alla bandiera a scacchi nonostante la rimonta di Russell, finita poi per una foratura.

Dopo ben 190 Gran Premi, Sergio Perez ha trionfato davanti a tutti e ha conquistato la sua prima vittoria in carriera. 

Questo successo straordinario gli aperto porte che nemmeno lui pensava di trovare spalancate.

Red Bull decise di qualcosa di insolito: mettere da parte il proprio Junior Program e cerca un pilota con esperienza e affidabilità; proprio come Perez.

«Avrei mai corso per Red Bull senza la vittoria a Sakhir? No, quella gara è stata fondamentale», confessa Checo.

Sergio Perez vincitore del Gran Premio di Sakhir 2020 (© formula1.com)

Sergio Perez vincitore del Gran Premio di Sakhir 2020 (© formula1.com)

Il progetto MAX: un team con un lupo solitario

Entrare in Red Bull significa correre al fianco di Max Verstappen. 

Questo Perez lo sapeva sin dal primo giorno, lo ha accettato e ha cercato di sfruttare al meglio questa opportunità.

Durante il podcast, ha rivelato ciò che Christian Horner gli disse chiaramente prima di firmare il contratto: «Corriamo con due macchine perché siamo obbligati a farlo, altrimenti saremmo super contenti di farlo con una sola».

In un team dove tutto ruota intorno alle capacità fenomenali di Max Verstappen, quello che il secondo pilota può fare è solo sopravvivere.

L’aspetto più frustrante che Perez ha raccontato del suo tempo in Red Bull riguarda il supporto.

Il team per lui era presente fino ad un certo punto: la felicità per le sue vittorie era reale, ma la priorità assoluta restava ovviamente per il compagno di squadra.

Questa disparità si rifletteva anche sulle prestazioni: appena Perez riusciva ad avvicinarsi ai tempi di Max e addirittura esser in grado di lottare con lui, arrivavano aggiornamenti che calzavano a pennello lo stile di guida dell’olandese e il gap tra i due tornava ad un secondo e poco più.

Ma come si sopravvive così a lungo in un ambiente simile? «L’unica ragione per cui sono riuscito a resistere per così tanto tempo è grazie al mio carattere».

«Ho accettato la posizione in cui mi trovavo senza cercare di forzare oltre il limite il sistema chiuso di Red Bull».

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Il Team Principal di Red Bull Christian Horner e Sergio Perez (© Red Bull Content Pool)

Il futuro: dall’esperienza di crescita al progetto in Cadillac

Dopo quattro anni intensi, Sergio Perez si è ritrovato senza un sedile per la stagione 2025.

Il messicano è riuscito così a concedersi una pausa per pensare e riflettere sul suo futuro e sulle sue priorità.

Riguardando indietro al suo percorso con Red Bull, Sergio è in grado di tracciare un bilancio positivo nonostante i vari momenti di difficoltà vissuti.

Perez riconosce il privilegio che ha avuto con Red Bull e non ha rimpianti: «Ho imparato tanto da Max, è un gran lavoratore e sa perfettamente come gestire il team. Porterò questi insegnamenti con me anche in Cadillac».

Inizialmente Checo non sapeva se avrebbe mai voluto correre di nuovo, ma con Cadillac ha ritrovato quella fiamma che aveva perso: « Questo progetto è diventato mio, ho l’occasione di dimostrare di essere uno dei migliori».

Dopo il logorante periodo in Red Bull, l’opportunità di ritrovare la fiducia in se stessi ha convinto Perez ad accettare e intraprendere questo lungo percorso con Cadillac.

Il team americano è ancora alle prime armi nel mondo della Formula 1, ma stanno facendo piccoli passi avanti di cui Perez è orgoglioso di condividere con un team come Cadillac.

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Valtteri Bottas, Graeme Lowdon, Sergio Perez il team di Cadillac (© F1)

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