Formula 1
F1 | Nuovi motori, svolta V8 3.0 bi-turbo, ibrido leggero e push-to-pass. Probabile debutto nel 2030
Il prossimo ciclo regolamentare della Formula 1 prende forma: tramonta l’idea del V8 aspirato in favore di un 3 litri sovralimentato che potrebbe adottare il doppio turbo, accompagnato da un ibrido ridotto a 100 kW e dal sistema push-to-pass.
Nonostante il ciclo regolamentare inaugurato nel 2026 sia appena al suo primo anno di vita, i vertici della Formula 1, la FIA e i motoristi stanno già definendo l’architettura delle power unit che debutteranno tra il 2030 e il 2031. Le criticità emerse in questa stagione, con una gestione dell’energia elettrica fin troppo invasiva, hanno convinto tutte le parti a cambiare filosofia per il futuro.
Il ritorno ai motori V8 da 3.0 litri alimentati da carburanti ecosostenibili è ormai una certezza. È tramontata però l’ipotesi del motore aspirato. Spazio a una sovralimentazione bi-turbo, affiancata da un ibrido leggero e da un sistema push-to-pass.
Dal sogno dell’aspirato al V8 bi-turbo: il retroscena politico sui Costruttori
Inizialmente il presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem e il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali avevano tracciato la rotta verso un propulsore semplice ed economico: un V8 atmosferico abbinato a un piccolo sistema KERS.
Tuttavia, come riportato da Crash.net, gli appassionati che sognavano il ritorno all’urlo acuto dei V8 aspirati dell’era 2006-2013 resteranno delusi: la piattaforma manterrà il turbocompressore, mentre la parte elettrica verrà drasticamente ridimensionata passando dagli attuali 350 kW a soli 100 kW, una scelta pensata per contenere il peso delle monoposto.

Una power unit Mercedes (© Mercedes-AMG F1)
Ma la vera novità tecnica l’ha svelata Franco Nugnes sulle pagine di Motorsport.com: il nuovo otto cilindri da tre litri non solo sarà sovralimentato, ma potrebbe adottare uno schema bi-turbo con due turbine (una per bancata), soluzione che in Formula 1 richiama precedenti storici come la Renault RS10 del 1979 e il leggendario V6 Honda RA168E della McLaren MP4/4 di Senna e Prost nel 1988.
Ufficialmente, la rinuncia al motore aspirato è stata giustificata con la necessità di limitare il rumore degli scarichi nei circuiti cittadini, che oggi rappresentano circa un terzo del calendario iridato e sono soggetti a severe restrizioni acustiche. Come sottolinea però Motorsport.com, questa motivazione appare più come un pretesto. Gli studi di fattibilità sul V8 atmosferico avevano già simulato tre diverse opzioni di suono (scarico libero, livello acustico identico all’attuale o una frequenza intermedia).
Dietro la spinta verso il doppio turbo, con un accordo di massima che vede una maggioranza qualificata a supporto della proposta Mercedes, ci sarebbe una mossa politica dei grandi Costruttori. Introdurre il bi-turbo significherebbe infatti complicare il progetto e alzare sensibilmente i costi. Una manovra utile a ostacolare l’ingresso di un motorista indipendente caldeggiato dalla FIA per rifornire a prezzi accessibili i team clienti e ridurre il peso politico delle grandi Case.
Binotto e Mekies confermano le discussioni sul V8 turbo
A confermare che le trattative sono ormai in una fase avanzata sono stati direttamente i responsabili delle squadre. Il responsabile del progetto Audi, Mattia Binotto, ha aperto con entusiasmo al nuovo formato, ponendo però l’accento sulle tempistiche e sui costi: «Sappiamo che sarà sicuramente un V8, con un’introduzione non prima del 2030. Penso che il regolamento debba essere concordato e votato entro la fine dell’anno per avere chiarezza entro il 2027 e iniziare la progettazione.
L’obiettivo principale è un significativo risparmio sui costi, perché l’attuale power unit è troppo onerosa, pur mantenendo la F1 come piattaforma di innovazione. Quindi benvenuto V8, benvenuto un sound migliore, benvenuto risparmio sui costi. E per quanto riguarda i dettagli, direi di sì al turbo».
Mattia Binotto (© audi.com)
Sulla stessa lunghezza d’onda il team principal della Red Bull, Laurent Mekies, che ha spiegato come l’allineamento tra FIA, F1 e Costruttori sia nato da una necessità sportiva condivisa: «Non abbiamo idee opposte su ciò che desideriamo: tutti noi vogliamo gare e qualifiche a tutto gas. Questo detterà la prossima architettura, mantenendo al contempo la sfida tecnologica e i laboratori di ricerca».
Come cambieranno i sorpassi: arriva il Push-to-Pass in stile IndyCar
Oltre al frazionamento del motore, il tavolo tecnico sta valutando l’introduzione di un sistema push-to-pass per scongiurare la formazione dei cosiddetti “trenini DRS”.
La Formula 1 guarda al metodo utilizzato in IndyCar. Lì i piloti dispongono di un monte secondi, tra 150 e 200 a gara, utilizzabili per un massimo di 20 secondi consecutivi, in cui possono attivare un surplus di potenza tramite un pulsante sul volante, sia per attaccare sia per difendersi.
Un sistema simile al vecchio KERS, introdotto nel 2009, ma che non aveva limiti di utilizzo se non quello della capacità della batteria.
Lo stesso Mattia Binotto ha confermato che il sistema farà parte del pacchetto regolamentare, Resta da definire la modalità tecnica con cui verrà generato l’extra-boost. «Sì, il push-to-pass è in programma ed è fondamentale per assicurarsi che non si creino trenini di vetture impossibilitate a sorpassare.
Che tipo di push-to-pass sarà è ancora da concordare con la FIA. Al momento ci sono diversi modi per implementarlo. Può avvenire tramite la pressione del turbo, attraverso il DRS oppure mediante il KERS, quindi con la spinta elettrica».