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WEC | Clamoroso: non verrà più pubblicato il BoP. «Vogliamo evitare incomprensioni»

«Pubblicare i numeri creerebbe solo confusione»: FIA e ACO spiegano a Imola perché il BoP delle Hypercar non sarà più reso pubblico.

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Le vetture in pit lane durante il Prologo di Imola (© FIA WEC - DPPI)

da Imola – Con l’obiettivo di fare chiarezza su uno dei temi più discussi del WEC 2026, la FIA e l’ACO hanno organizzato una tavola rotonda dedicata al Balance of Performance (BoP). Bruno Famin (ACO) e Marek Nawarecki (FIA) hanno spiegato che da quest’anno, per evitare speculazioni, la tabella del BoP non verrà più resa pubblica: una decisione a sorpresa che ha generato grande scalpore.

WEC, la filosofia del BoP: «Come un regolamento finanziario implicito»

Bruno Famin ha aperto il confronto con una premessa quasi filosofica: «In francese diciamo che la ripetizione è la base della pedagogia. L’idea non è commentare le cifre, ma spiegare ancora una volta come funziona. Il BoP non è lì per gestire i risultati delle gare, ma per dare a tutti lo stesso potenziale di prestazione».

Secondo Famin, il sistema è il vero pilastro della sostenibilità economica: «Volevamo evitare il rischio di budget fuori controllo visto nell’era LMP1. Il BoP è, di fatto, un regolamento finanziario implicito: se spendere milioni in ricerca e sviluppo non ti garantisce un vantaggio prestazionale automatico, l’incentivo a farlo scompare. Diamo a tutti lo stesso potenziale, ma il risultato finale resta pura meritocrazia».

Entrando nel cuore tecnico, Marek Nawarecki ha spiegato come la Federazione riesca a isolare la vera performance di un’auto dai fattori esterni. «Riceviamo una mole immensa di dati telemetrici da ogni vettura» ha spiegato Nawarecki. «Il nostro lavoro è quello che chiamiamo sanitizzazione dei dati: dobbiamo filtrare l’influenza del traffico, gli errori dei piloti o le diverse strategie di gestione energia per trovare la velocità pura della macchina. A volte l’auto più veloce in pista non è quella che ha siglato il giro record».

Famin ha poi aggiunto un dettaglio fondamentale per comprendere le variazioni tra una gara e l’altra: «Il BoP è specifico per ogni tracciato. Se vedete pesi e potenze diverse tra Imola e Spa, è perché le caratteristiche della pista richiedono aggiustamenti differenti per mantenere lo stesso equilibrio teorico stabilito in fase di omologazione».

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La Ferrari-AF Corse #50 in pista a Imola (© FIA WEC – DPPI)

WEC, nel 2026 non verranno pubblicati i dati sul BoP

Uno dei momenti più intensi ha riguardato la scelta di non pubblicare più le tabelle comparative. Nel corso del Prologo di ieri, le vetture sono già scese in pista con in BoP applicato. Nessuno però, oltre ovviamente ai team stessi, conosce questi valori.

Famin è stato categorico: «Non possiamo pubblicare i parametri di omologazione per ovvie ragioni di riservatezza industriale. Nessun costruttore lo accetterebbe. Ma senza quei dati di base, le tabelle del BoP sono inutili per il pubblico: è come guardare un codice senza avere la chiave per decifrarlo. Pubblicarli creerebbe solo confusione e interpretazioni errate».

«Non vogliamo controllare la narrazione. Vogliamo evitare qualsiasi tipo di incomprensione, visto che è difficile spiegare le differenza e gli accorgimenti tecnici che vengono adottati per ciascuna vettura», ha aggiunto.

Secondo FIA e ACO, il BoP agisce su margini minimi: «Parliamo di circa 20 kg o 20 kW, ovvero meno del 2% della performance totale. Se una Porsche o una Toyota guadagnano un secondo al giro da un anno all’altro senza modifiche tecniche, è perché il team ha imparato a estrarre il potenziale. Questa è l’essenza delle corse».

Perché non ci sarà un “Success Handicap”

Durante l’incontro è emerso anche il tema del Success Handicap, un sistema che prevede zavorre basate sui risultati in classifica, inizialmente ipotizzato in alcune bozze per il 2026 e poi accantonato. Famin ha chiarito che la Classe Hypercar deve restare distinta da altre categorie che lo utilizzavano in passato:

«Il BoP non è un Success Ballast. Noi correggiamo il potenziale tecnico dell’auto basandoci sui dati ingegneristici, non sulla posizione in cui si finisce la gara. Se una squadra vince, è perché ha lavorato meglio a livello di strategia, box e piloti. Introdurre un handicap legato al successo significherebbe punire l’eccellenza operativa. Abbiamo deciso di mantenere il sistema basato esclusivamente sul potenziale dell’auto per preservare lo spirito sportivo della categoria regina».

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Le vetture in coda all’uscita della pit lane (© FIA WEC – DPPI)

Verso Le Mans: la strategia della “Black Box”

In chiusura, lo sguardo si è spostato sulla 24 Ore di Le Mans. FIA e ACO hanno confermato che il processo di avvicinamento resterà protetto per evitare che i team nascondano la loro velocità (il cosiddetto sandbagging) nelle gare precedenti. «Vogliamo che il percorso verso Le Mans rimanga una black box per ora,» ha concluso Famin. «Dobbiamo assicurarci che nessuno giochi a nascondino a Imola o Spa per ottenere un vantaggio nella gara più importante del mondo».

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